Cinema News — 20 febbraio 2014

Titolo originale: 12 Years a Slave
Regia: Steve McQueen
Soggetto: Solomon Northup
Sceneggiatura: John Ridley
Cast: Chiwetel Ejiofor, Michel Fassbender, Benedict Cumberbatch, Benedict Cumberbatch, Lupita Nyong’o, Brad Pitt, Paulm Dano
Fotografia: Sean Bobbitt
Montaggio: Joe Walker
Scenografia: Adam Stockhausen
Musiche: Hans Zimmer
Produzione: New Regency Pictures, River Road Entertainment, Plan B. Entertainment
Distribuzione: Bim Distribuzione
Nazionalità: Stati Uniti
Anno: 2013
Durata: 134 minuti

Eccoci arrivati alla svolta di Steve McQueen. Sicuramente decisiva, tuttavia non radicale. Il regista esordì con Hunger, basato sulla straziante prigionia di Bobby Sands, per poi proseguire con Shame, un asettico e lucidissimo ritratto di un ricco sessuomane. Entrambi i film si concentravano su un unico personaggio, ed erano co-sceneggiati da McQueen stesso. Soprattutto, non si spostavano di una virgola dal raccontare le vicende dei protagonisti, dedicando poco o nulla ai comprimari. Con 12 anni schiavo, McQueen cambia sensibilmente registro: affida totalmente la sceneggiatura al solido John Ridley e supera finalmente il muro della diegesi individuale.

Tratta dall’autobiografia di Solomon Northup, la pellicola narra gli anni del suo periodo di schiavitù, dall’improvviso rapimento fino al ritorno in libertà. Ci si poteva aspettare, anche stavolta, che lo sguardo del regista fosse concentrato quasi esclusivamente sul protagonista, e che il racconto ne mantenesse il punto di vista in maniera salda e costante. Ciò che vediamo, invece, è una progressiva apertura nei confronti di altri personaggi, almeno due, che conferiscono al film un respiro del tutto inedito rispetto alle opere precedenti del cineasta. Il primo, interpretato da un ottimo Michael Fassbender, è Edwin Epps, proprietario della piantagione di cotone in cui Solomon trascorrerà la maggior parte dei suoi anni di segregazione. Fervente cattolico, spietato e ossessionato da una giovane donna, anch’essa schiava, rappresenta e sintetizza la visione del regista riguardo lo spirito del tempo e la cultura americana dominante nell’Ottocento, fondata quasi esclusivamente sul profitto e sull’agognata proprietà, anche umana. Un carattere forse troppo estremo e quasi stereotipato, ma obiettivamente funzionale e necessario per incarnare l’antagonista di Solomon. Più interessante il secondo personaggio, Patsey, la ragazza per la quale Edwin perde la testa: giunta al culmine delle sofferenze, tanto da chiedere a Solomon un disperato ed estremo soccorso, è la figura catartica grazie a cui il protagonista comprende in pieno l’aberrazione dello schiavismo, che fino all’incontro con lei aveva imparato a sopportare, sopravvivendo in un intelligente e salvifico silenzio.

Dunque, un rapporto triadico (Solomon, Edwin e Patsey) per riflettere su uno dei più grandi mali della Storia. Forse, un solo punto di vista non sarebbe stato così incisivo e disturbante. C’è, però, un elemento di continuità nel cinema di McQueen: se la storia in sé non riesce a sorprendere come avrebbe dovuto, la regia risulta, ancora una volta, assolutamente impeccabile. Fin dalle prime sequenze si riconosce la mano di un vero maestro, perché il repertorio delle soluzioni tecniche ed espressive adottate è davvero sterminato: dai piani sequenza ai giochi di prospettiva, dai virtuosi movimenti di macchina all’attenzione ai dettagli, il film genera e offre un autentico piacere visivo. Una grandissima attenzione è riservata a ciò che il regista potrebbe mostrare e invece sceglie di nascondere – si pensi alle scende di violenza – provocando un’inesorabile quanto empatica collaborazione con lo spettatore. Una grande novità, per quanto riguarda il cinema del regista americano, sono le scene corali, coinvolgenti e perfette, che aiutano a dare l’idea di una comunità nella quale convivono oppressori e oppressi. Candidato agli Oscar con ben nove nomination, 12 anni schiavo è accompagnato dalla colonna sonora di Hans Zimmer, che ha scelto di agire per sottrazione musicando ben poche scene, con brani che, purtroppo, sembrano mancare di originalità somigliando a una variazione sul tema del sountrack di Inception.


(1) Reader Comment

  1. complimenti per la recensione, davvero ben scritta e completa. Invoglia ad andare a vedere il film!

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