Archivio film Cinema News — 27 Agosto 2022

Titolo: 200 metri (200 Meters)

Regia: Ameen Nayfeh

Assistente alla regia: Alex Koryakin

Sceneggiatura: Ameen Nayfeh

Cast: Ali Suliman (Mustafa), Lana Zreik  (Salwa), Anna Unterberger (Anne), Ghassan Ashgar (Saleh), Mahmoud Abu Eita (Rami), Tawfeeq Nayfeh (Majd), Maryam Nayfeh (Maryam), Salma Nayfeh (Noura), Ghassan Abbas (Abu Nidal), Motaz Malhees (Kifah)

Fotografia: Elin Kirschfink

Montaggio: Kamal El Mallakh

Musiche: Faraj Suleiman

Suono: Sylvain Bellemare

Produzione: May Odeh

Co-produttori: Metafora Production, Francesco Melzi, Marco Colombo, Film I Skåne, Julia Gebauer

Nazionalità: Palestina, Giordania, Qatar, Italia, Svezia

Anno: 2020

Durata: 86 minuti

Finalmente I Wonder Pictures offre la possibilità ai cinefili italiani di vedere l’intenso e drammatico lungometraggio d’esordio del regista palestinese Ameen Tayfeh, presentato a Venezia alle Giornate degli Autori nel 2020 e vincitore del premio del pubblico, nonché di numerosi altri riconoscimenti in diversi festival internazionali.

Solo 200 metri  – quelli del titolo del film – separano la casa di Mustafà (Ali Suliman) e di sua madre dall’appartamento in cui vivono Salwa (Lana Zreik), la moglie di Mustafà, e i loro tre bambini, Majd, Maryam e Noura. Ma in mezzo una barriera di cemento – il muro costruito da Israele – divide villaggi e famiglie. Siamo in Cisgiordania. Mustafà ha scelto di restare nella parte palestinese e ne paga le conseguenze: può incontrare i suoi bimbi, ai quali è legatissimo, solo quando Salwa  può varcare il confine. Vivendo nella parte israeliana, la donna è autorizzata a farlo, mentre per lui entrare in Israele è un problema.

Nayfeh ci mostra le difficoltà quotidiane di una famiglia smembrata: lei oberata di lavoro per mantenere se stessa e i bambini, lui che fatica ad avere un lavoro stabile e contribuire al budget familiare, come tanti palestinesi. Uno dei momenti più angoscianti è il passaggio del check point: sveglia all’alba, arrivo al confine dove i palestinesi stanno in coda ammassati in un tunnel di filo spinato per il controllo dei documenti, e superato questo supplizio il viaggio prosegue verso i luoghi di lavoro. Per Mustafà, è il cantiere, dove guadagna qualcosa come muratore.

Alla sera, l’uomo e i suoi bambini hanno un affettuoso codice per augurarsi la buonanotte. Dalle due case che si fronteggiano, ci si telefona e si gioca con le luci, dimenticando per un attimo la disperazione quotidiana.

Un giorno, però, Mustafà riceve una chiamata da Salwa: il figlio Majd è stato investito da un’auto ed è in ospedale. Per il padre inizia una vera e propria odissea per raggiungere la famiglia. I 200 metri diventano chilometri e chilometri, nel tentativo di superare la frontiera con l’aiuto di passatori palestinesi e israeliani. Una sfida che metterà a rischio la sua stessa vita, mostrandoci cosa significa realmente essere privati della libertà di movimento all’interno del proprio Paese.

“Ti piacciono i palestinesi? Allora ti piace la violenza”: sono le parole di un soldato israeliano a un posto di blocco rivolte ad Anne, una tedesca che tenta di varcare la frontiera con Mustafà e i suoi compagni di viaggio. Parole davvero surreali, dopo tutto quanto il regista ci ha mostrato fino a questo punto.

Ameen Nayfeh ha attinto alla sua storia personale per costruire questa sceneggiatura. È infatti originario di Tulkarem, una città cisgiordana che è stata separata dal muro. In questo film ha voluto raccontare cosa significhi nella quotidianità delle persone vivere una separazione forzata, cosa cambia nelle dinamiche familiari e quali sono le conseguenze per chi la subisce. Ci riesce con efficacia, anche grazie a un ottimo cast. Il protagonista, Ali Suliman, che interpreta Mustafà, è avvezzo a ruoli di denuncia del dramma palestinese: ha recitato, infatti, in Paradise Now (2005) di Hany Abu-Assad, La sposa siriana (2004) e Il giardino di limoni (2008) dell’israeliano Eran Riklis. Suliman è anche attore televisivo e di teatro. Da segnalare anche il contributo positivo dell’italiana altoatesina Anna Unterberger, attrice di teatro e cinematografica da noi poco nota, che lavora soprattutto nei Paesi germanofoni.

Uno spunto interessante è legato alle menzogne che a tutti può succedere di raccontare per ottenere un risultato che ci sta a cuore. Bugie spesso innocue che, tuttavia, in una situazione di tensione come quella raccontata in 200 metri possono diventare esplosive. Per scoprirle, occorre arrivare alla fine del film, senza troppa fatica, perché la narrazione scorre veloce e ritmata.

200 METRI | Trailer Italiano Ufficiale HD – YouTube

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