Cinema News — 21 febbraio 2013

Come spesso accade i fatti di cronaca ispirano scrittori e registi, che vengono talmente colpiti da un avvenimento da renderlo materiale del loro lavoro. Non poteva quindi passare inosservato il caso di cronaca nera che nel 2006 ha sconvolto tutto il mondo. Stiamo parlando di Natascha Kampusch, la ragazzina austriaca rapita mentre andava a scuola il 2 marzo del 1998, all’età di dieci anni. Natascha fu tenuta prigioniera per otto anni, costretta in un piccolo spazio, ricavato dal garage del suo sequestratore. Natascha era costretta a stare al buio, senza cibo, fu rasata a zero, spesso costretta a stare seminuda. «Ti ho raccolta come un gatto randagio, non è vietato tenersi un animale domestico», le diceva il suo aguzzino. Compiuti i diciotto anni, Wolfgang Priklopil, il suo rapitore le permette di stare all’aria aperta, minacciandola di morte nel caso in cui avesse tentato la fuga. Ma Natascha, approfittando di un momento di distrazione dell’uomo fugge via. Priklopil vistosi oramai perduto si suicida buttandosi sotto un treno in corsa nella vicina stazione ferroviaria di Vienna.

Nel 2010 Natascha decide di raccontare la sua storia in un libro, intitolato “3096 Tage” (3096 giorni), come i giorni in cui è stata costretta a subire abusi fisici, psicologici e sessuali. Pagine che le sono costate care ma che aveva il bisogno di scrivere, come per vomitare tutto il male che le era stato iniettato anno dopo anno, abuso dopo abuso.

Dalla pagine di questo libro e dalle centinaia di rapporti della polizia nasce oggi la sceneggiatura del film, che prende il nome dal libro della stessa Natascha “3096 Tage”. La regia è affidata a Sherry Hormann, che ne “Il fiore del deserto” narrò la tragedia della giovane africana mutilata che si libera dal suo destino servile diventando top model (ispirata alla storia vera della modella Waris Dirie) è tornata a narrare il dramma di una giovane donna, coraggiosa e sola.

«Quando abusava sessualmente di me mi legava, m’incatenava sempre, in modo da poter essere tranquillo che io non fossi in grado di sopraffarlo nel sonno e fuggire». Scene terribili ma che non possono essere censurate, narrate con crudo realismo nel film. Due attrici britanniche impersonano la protagonista: Amelia Piddington è Natascha bambina, Antonia Campbell- Hughes assume il ruolo di Natascha adolescente. La Campbell- Hughes si è preparata alle riprese per mesi, perdendo molti chili, riducendosi ad uno scheletro. Il tutto per rendere il film più realistico possibile e di grande impatto.

«Rivedersi in un film è stata dura» dice Natascha «mi sono riconosciuta, sebbene la realtà che ho vissuto sia stata ancora peggio. Non riuscivo nemmeno a gridare, il mio corpo non ce la faceva, grida sorde e mute mi restavano dentro, come un elettroshock dall’interno». Un film dalle note durissime, che non lascia spazio all’immaginazione né alla speranza di un lieto fine. Perché Natascha sarà pur uscita da quella prigione ma i ricordi non hanno di certo lasciato la sua anima. Dichiara di volere con tutta se stessa una vita normale, di leggere libri di psicologia, di frequentare gruppi di terapia. Ma quello che quei 3096 giorni le hanno lasciato, marchiato sul cuore, è «il terrore di formare una famiglia».

A fine febbraio il film uscirà in Germania e già fa discutere. Non si parla per ora delle uscite negli altri Paesi, ma noi siamo in attesa, fiduciosi che presto arrivi anche nelle sale italiane.

 

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