Archivio film Cinema News — 07 Agosto 2016

Titolo originale: 45 Years
Regia: Andrew Haigh
Sceneggiatura: Andrew Haigh, David Constantine
Cast: Charlotte Rampling, Tom Courtenay
Fotografia: Lol Crawley
Produzione: Bfi, Film4
Nazionalità: Gran Bretagna
Anno: 2015
Durata: 95 minuti

 

Proprio nei giorni in cui Kate (Charlotte Rampling) è presa dai preparativi della festa di anniversario, suo marito riceve una lettera: il corpo di una sua ex, caduta in un crepaccio cinquantanni prima mentre erano in escursione insieme sulle Alpi svizzere, è stato ritrovato quasi intatto in un ghiacciaio. L’imprevedibile notizia fa riaffiorare in Geoff (Tom Courtenay) i sentimenti che l’uomo nutriva per la donna, ancora forti, conservati proprio come quel corpo, mandando in crisi sua moglie che, nel giro di una settimana, trasforma il grande dubbio sul loro matrimonio in certezza: quello di non avergli dato abbastanza.
45 anni è la drammatizzazione della potenza di certi ricordi e della loro capacità di scompigliare il presente demolendo il passato. Anche quando il passato sono quarantacinque anni di vita insieme. Nel racconto che ne fa Andrew Haigh, l’andamento è lineare e privo di analessi nonostante il continuo accenno a episodi molto significativi e per di più così lontani nel tempo. Le convinzioni sulla vicenda che lo spettatore matura nel corso del film sono le stesse a cui arriva Kate: vanno di pari passo e sono legate ai soli racconti frammentari fatti dall’anziano sotto le insistenti pressioni della moglie e alle scoperte inaspettate che la donna farà nella sua disperata ricerca. Dacché il dato a vedere è minimo rispetto al suggerito, a tratti il film assume tutti i toni di un thriller, soprattutto durante la fase “investigativa”, tra le vecchie cose custodite, su una vicenda/amore soltanto imbeccata.
Dopo il duro ma delicato Amour di Haneke (Palma d’Oro per il Miglior film del 2012), 45 anni, coprodotto da Bfi e Film4 e per il quale la Rampling ha ottenuto una nomination agli Oscar, è un altro bel ritratto su una coppia anziana, anche se molto più vibrante. La sceneggiatura, scritta dallo stesso regista, rielabora un racconto di David Constantine (In Another Country) e in molti punti si avvicina all’ultimo tra i racconti di Dubliners di James Joyce, portato a sua volta sugli schermi da John Huston nel 1987: in entrambe le storie di coppie mature si respira il ricordo di una persona scomparsa tanti anni prima ma che è ancora talmente solido nei pensieri da riuscire a infragilire i vivi; i momenti di confessione avvengono nella stanza da letto; Katya (l’amore perduto di Geoff) è morta nel gelo, Michael (l’amore perduto di Gretta) per aver preso troppo freddo una notte fuori casa dell’amata; in The Dead si parla della statua del Duca di Wellington a Dublino e in questo film si accenna all’ammiraglio Nelson e a Trafalgar, i rimandi più evidenti.
Terza età e momento di bilanci: la storia d’amore tra Geoff e Kate, come quelle di tutti, non è stata perfetta e l’elemento Katya è origine di crisi e di riflessione: Kate (così come pure suo marito, evidentemente) vede in quell’amore non vissuto la storia ideale. La loro vita tranquilla, nella campagna del Norfolk, viene messa a soqquadro dall’immaginazione su quanto accaduto sulle Alpi e, non a caso, le scoperte inquietanti la donna le farà in un luogo posto in alto, quasi a indicarne una sorta di sacralità: una soffitta, dove l’uomo anni addietro aveva chiuso negli scatoloni, così come dentro se stesso, quel materiale a lui tanto prezioso e allo stesso tempo segreto.

Il film non offre risposte, né tanto meno elargisce consigli. Si tratta di mero racconto/osservazione della settimana di una coppia di settantenni. Vero punto di forza sono i loro volti: Andrew Haigh è stato molto bravo nel renderci i primi piani dei protagonisti, spesso immersi nel silenzio della casa e della loro incomunicabilità ma dai quali traspare il rumore assordante dei loro pensieri che non trovano pace.

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