Cinema News — 19 novembre 2012

Siamo giunti, così, alla conclusione della settima edizione del Festival internazionale del film di Roma, che annualmente travolge la nostra suggestiva capitale. Quest’anno la giuria internazionale è stata presieduta dal più giovane regista a concorrere per la palma d’oro: Jeff Nichols, affiancato da Timur Bekmambetov, Valentina Cervi, Edgardo Cozarinsky, Chris Fujiwara, Leila Hatami e P.J. Hogan i quali hanno assegnato il Marc’Aurelio d’Oro per il miglior film a Marfa Girl” di Larry Clark.

Il fotografo – regista di Tulsa ha portato ancora una volta sul grande schermo la scoperta del sesso da parte degli adolescenti, con un occhio distante ed estremo che ricorda, a tratti, i suoi lavori fotografici realizzati tra il 1963 e il 1971 nell’ambiente dei giovani tossicomani della sua città natale. A tutto questo si fonde il disagio legato alla disfunzione familiare e alla delicata tematica del razzismo; la pellicola infatti è ambientata a Marfa, cittadina texana, dove la comunità bianca e quella messicana convivono sotto la ronda senza posa della polizia di confine, vige il coprifuoco per i ragazzi e a scuola sono in voga le punizioni corporali. Il quadro che ci offre Clark è particolarmente disagiato e crudo come solo può esserlo quello di una generazione senza possibilità di riscatto o speranza.

Gli italiani, comunque, conquistano un posto di riguardo sul podio. “E la chiamano estate” di Paolo Franchi porta a casa due riconoscimenti, quello per la miglio regia e quello, meritatissimo, per la migliore interpretazione femminile di Isabella Ferrari. Film premiato ma anche tristemente contestato dal pubblico con fischi e cattiverie, che viene definito da Valentina Cervi come “ molto personale e intimo. […] un film che si è messo a nudo e quindi può creare dei conflitti”. Il tema scottante della separazione tra sesso e affetti è centrale e lascia comprendere in maniera quasi spaventosa il vuoto che logora l’anima di chi non riesce a congiungerli tanto da lasciarsi sfuggire le persone care.

Il Premio speciale della giuria e il premio alla migliore opera prima e seconda se lo aggiudica Claudio Giovannesi con “Alì ha gli occhi azzurri”, un intelligente estensione del suo documentario “ Fratelli d’Italia” (documentario sull’adolescenza “esotica”) che purtroppo non riesce ad evitare il paradosso del nuovo cinema italiano, l’ossessiva ricerca di spontaneità spacciata come nuova forma di realismo. Mentre una menzione speciale per la migliore opera prima e seconda la ottiene “Razza bastarda” di Alessandro Gassman.
Per gli altri premi, Marilyne Fontaine riceve il Premio assegnato al giovane attore o attrice emergente per il film ‘Un enfant de toi’ di Jaques Doillon. Il riconoscimento per il Migliore contributo tecnico va ad Arnau Valls Colomer per la fotografia di “Mai morire”, mentre quello per la migliore sceneggiatura va a ‘The Motel Life’ dei fratelli Alan e Gabriel Polsky capaci di rinnovare un archetipo del cinema americano con una bella storia di fratellanza, di sogni condivisi e sentimenti contrastanti.

La giuria internazionale per il concorso CinemaXXI è stata presieduta da Douglas Gordon, e composta da Hans Hurch, Ed Lachman, Andrea Lissoni ed Emily Jacir che insieme hanno premiato “Avanti Popolo” di Michael Wahrmann per i lungometraggi, “Panihida” di Ana-Felicia Scutelnicu per i cortometraggi o mediometraggi ed hanno assegnato a “Picas” di Laila Pakalnina il premio speciale della giuria per i lungometraggi.

Anche quest’anno il Festival internazionale del film di Roma non ci ha deluso mostrandoci un disegno strategico per il domani dove “il cinema italiano si è difeso molto bene” stando alle parole di Valentina Cervi, unica italiana nella giuria del Festival.

Federica De Meis

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