Archivio film Cinema News — 21 Settembre 2016

Titolo originale: The girl walks alone at the night
Regia: Ana Lily Amirpour
Sceneggiatura: Ana Lily Amirpour
Cast: Sheila Vand, Arash Marandi, Marshall Manesh, Mozhan Marnò, Dominic Rains, Rome Shadanloo
Fotografia: Lyle Vincent
Montaggio: Alex O’Flinn
Scenografia: Sergio De La Vega
Costumi: Natalie O’Brien
Art Director: Sam Kramer
Produzione: Elijah Wood, Daniel Noah, Josh C. Waller, Sina Sayyah, Justin Begnaud
Nazionalità: USA
Anno: 2014
Durata: 101’

 

Sarà la contemporaneità che abbatte, seppur non tutte, le frontiere. Sarà la fusion che dalla musica è passata a “contaminare” via via tra loro la maggior parte degli ambiti culturali ed espressivi. Sarà il vento del deserto, quello iraniano e allo stesso tempo californiano a mescolare anche gli elementi che compongono questo equilibrato quadro multi sensoriale disegnatoci con esperta mano da graphic novel dalla regista Ana Lily Amirpour, “mescolanza” geografica anche lei, con le sue origini iraniane che si accostano ai natali londinesi e alla residenza californiana.

Regista premiata all’ultima Mostra del Cinema di Venezia per il suo “The Bad Batch”, Amirpour traccia linee perfette, delicate nella raffinatezza ma graffianti nell’incisività, sulla storia in movimento di questo “The girl walks home alone at night”, pagine in bianco nero che si susseguono al ritmo cangiante su cui si alternano le melodie tradizionali iraniane espirate da una fisarmonica sui titoli di testa e squilli western cugini dei film di Leone; suoni elettronici che richiamano i Tangerine Dream e brani rock inglesi dei White Lies, per poi rallentare sulla slow motion che immobilizza il quado degli opposti che la regista ci offre anche su piani inclinati d’inquadratura.

In una Sin City iraniana (ubicata in realtà in California) si aggirano, infatti, nella notte una ragazza in chador, appassionata di musica inglese e con inusuali buchi alle orecchie, e un ragazzo originario del posto che però veste come un americano, come James Dean, e va in giro su una Ford Thunderbird.

Il ragazzo ciondola travestito da Dracula. Ma è un buono.

La ragazza esce la notte in cerca di peccatori. E’ una vampira. E non fa parte dei buoni.

E’ un film, questo, che gioca sugli opposti, che li mescola, creando un non luogo calato in un non tempo. “The girl walks home alone at night” muove i propri passi felini tra le strade notturne di una inesistente Bad City, in cui puoi essere un giovane ragazzo disposto a lavorare 2191 giorni per poterti comprare l’auto dei tuoi sogni, come Arash il protagonista, o puoi appartenere alla maggioranza ed essere un violento spacciatore o in alternativa un “semplice” assiduo consumatore di droghe o una prostituta.

Sullo sfondo di una desertica periferia petrolifera s’incontrano, si proteggono, si amano Arash e una misteriosa ragazza, che nell’intimità domestica veste come Sheri Moon ne “Le streghe di Salem”, come James Dean in alcune foto di Sanford Roth, ascoltando nella propria stanza tappezzata di poster emulativi di Madonna e Michael Jackson, una band inglese che canta di come ami “the quiet of the night time, when the sun is drowned in a deathly sea”. Poi, indossa il mantello-chador che nel bianco e nero del film le disegna inquietantemente il viso come quello del Nosferatu di Herzog, per poi uscire come un giustiziere per le strade, montando su uno skateboard come su una scopa, in sinergia con un gatto anch’esso bianco e nero.

Muovendosi su quel pezzo di legno con le ruote tra le strade imbiancate dal candore dei lampioni, tra travestiti e prostitute, tra vittime sociali e vittime di se stessi, questa vampira-giustiziere punisce gli uomini malvagi così come quelli che, nel gettare la propria vita, annientano quella dei cari che dovrebbero invece proteggere e terrorizza, mettendoli in guardia, i bambini che sa essere sulla cattiva strada.

E’ un film, questo, che ha per protagonista una vampira ma il bianco e nero, così come la scelta delle inquadrature, non s’infiammano di sangue. Il genere non è assimilabile puramente all’horror bensì è, ancora una volta, il risultato di una commistione tra questo e il noir, con incursioni nelle atmosfere romantiche, così come in quelle western, e nella denuncia sociale (sono gli uomini a portare i soldi a casa, le donne devono attenderli lì, per prendersi cura di loro e dei figli oppure prostituirsi e subirne le violenze e umiliazioni. Ed è una giovane ragazza in chador a giustiziarli).

Due solitudini, due elementi contrastanti con il paesaggio: Arash e la ragazza vampira, personaggio senza nome così come il gatto che non li abbandona mai e che di tanto in tanto le presta gli occhi. Si trovano, cercano la propria strada fuori da quel mondo, senza sorrisi, perché questi sono al momento propri solo di chi ha la ricchezza e la superficialità. Si conoscono quasi come due normali adolescenti, si prendono cura, a loro modo, l’uno dell’altra fin da subito, fin dal momento in cui, appena s’incontrano, Arash la avvolge protettivamente nel suo mantello da finto Dracula, un po’ come il prete vampiro di Park Chan-wook aveva donato le sue scarpe all’amata che girava scalza nella notte.

Non è un film dai fitti dialoghi. Più delle parole è la macchina da presa a muoversi intorno ai suoi personaggi, a seguirli nelle proprie magnifiche danze, come quella del travestito che trattiene a sé, come un compagno che voleva volarsene via, l’ultimo palloncino rimasto di una festa, come quello che il padre di Arash implora a una prostituta, come quello che il pusher, meno poeticamente, abbozza prima di vedersi staccato un dito, come quello immobile che avvicina tra di loro i due ragazzi, in cui in un non nuovo punto di contatto tra eros e thanatos la vampira in chador dovrà decidere se rilasciare il suo bacio di morte o se stessa.

Poi le “carte” vengono scoperte: noi entriamo in soggettiva con l’ultima vittima, Arash guarda in camera, ne rivela la presenza e fugge, lontano, nella notte, sulla sua decapottabile, sull’incedere di una nuova musica, assieme al gatto, assieme alla ragazza che, da adesso, non sarà più sola sulla strada verso casa.

 

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