Cinema News — 03 dicembre 2012

TITOLO: Acciaio

 

ANNO: 2012

 

GENERE: drammatico

 

REGIA: Stefano Mordini

 

CAST: Michele Riondino, Matilde Giannini, Anna Bellezza, Vittoria Puccini

 

Due ragazze, complici ma ancora innocenti, si rivestono in fretta e furia.

Così inizia l’adattamento cinematografico del pluripremiato romanzo di Silvia Avallone, “Acciaio”, che racconta la vita di Anna e Francesca, 

due amiche che affrontano insieme il periodo delle prime esperienze ormonali e la difficile convivenza familiare, sullo sfondo desolante della zona metallurgica di Piombino.

L’acciaio appunto, qui come elemento fondante del lavoro. Come base di sopravvivenza quindi. Un elemento forte, un metallo indistruttibile, che si contrappone alla fragilità dell’uomo,rendendola ancora più terribile dall’inaspettato dramma che vedrà coinvolto Alessio, il fratello di Anna.

Si tratta di una storia dura, intensa, tragicamente attuale, che però non trova giustizia nella messa in scena.

Il racconto, le immagini e i lividi non riescono mai a scalfire l’animo dello spettatore.

Le due attrici in erba si rivelano ancora troppo acerbe, inadatte a sostenere da sole scene che risultano prive di naturalezza.

Di certo non aiutano i dialoghi, che alternano un linguaggio dialettale e spontaneo a termini in perfetto italiano, provocando un effetto straniante.

I personaggi di contorno, secondari ma estremamente importanti (come per esempio il padre violento di Francesca) vengono solo appena accennati con pennellate effimere, innocue, tali da non permettere di entrare completamente nel fulcro della storia, le tormentate relazioni inter-generazionali.

Inoltre, se da una parte il regista riesce a calare il tutto in una dimensione periferica, con una fotografia leggermente sgranata, quasi da film americano indipendente, dall’altra diventa eccessivamente pudico nelle scene chiave di emancipazione (o presunta tale) delle due ragazze, come neanche in un film tv di prima serata di Rai1.

La pruderie non c’entra nulla, così facendo si è solo dato vita ad un film sghembo, che promette bene ma non arriva mai al dunque.

Anche il finale risulta molto più annacquato rispetto a quello del libro, e più che una scelta di visione diversa, sembra proprio una scelta di non scegliere, di restare nel guado del politicamente corretto.

Ed è questo il difetto più grave: il racconto non riesce mai ad essere incisivo. Peccato, perché una trama così semplice ma vibrante avrebbe meritato molto di più.

Sa molto di occasione sprecata.

Iacopo Galli

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