Cinema News — 12 maggio 2014

Titolo: Alabama Monroe – una storia d’amore
Titolo originale: The Broken Circle Breakdown
Regia: Felix Van Groeningen
Soggetto: Johan Hendelnbergh, Mieke Dobbels
Sceneggiatura: Felix Van Groeningen ,Carl Joos
Cast: Johan Heldenbergh,Veerle Baetens, Nell Cattrysse
Fotografia: Ruben Impens
Montaggio: Nico Leunen
Scenografia: Kurt Rigolle
Musiche: Bjorn Eriksson
Produzione: Dirk Impens
Distribuzione: Satine Film
Paese: Belgio
Anno: 2012
Durata: 111 minuti

Fiandre. Elise e Didier si incontrano e si innamorano. Lei lavora in uno studio di tatuaggi e adora segnare sul proprio corpo gli eventi importanti della propria vita. Lui adora l’America, terra dalle innumerevoli opportunità e patria della musica Bluegrass (forma più pura della musica country che si diffonde dagli anni quaranta del Novecento grazie alle influenze della musica scozzese, irlandese e inglese) che canta e suona con il suo gruppo. Vivono una bruciante passione che porta alla nascita della piccola Maybelle. Direte, storia già vista, e invece no, Alabama Monroe del belga Felix Van Groeningen è molto di più: è uno struggente racconto–vita universale e dal forte impatto emotivo di fronte al quale sarà difficile restare impassibili.
Se dovessimo pensare ad una forma geometrica per definire questo film, sicuramente sarebbe un cerchio, e non a caso il titolo originale del film è The Broken Circle Breakdown, che riprende anche il titolo di una famosa canzone del creatore dello stile Bluegrass, Bill Monroe; all’interno di questa musica possiamo trovare l’intera gamma di emozioni che fanno parte della vita: la gioia, la passione, il riso, il dolore più indicibile e la disperazione più profonda e mentre le immagini scorrono non facciamo altro che chiederci, seppur inconsciamente, se questo cerchio alla fine si spezzerà o resterà ben saldo.
Alabama Monroe è, per certo, un film nel quale le emozioni, trascinate anche dalla musica – che qui non è utilizzata solo come elemento di colore, ma è parte integrante del tessuto filmico – sono il cuore pulsante della storia, ma è anche un lavoro profondamente politico che pone l’accento su importanti questioni etiche e sociali che ci riguardano tutti: l’eutanasia, la sperimentazione scientifica con l’utilizzo di cellule staminali, la religione.
Per raccontare tutto questo Van Groeningen non ha scelto una narrazione lineare, ma ha preferito saltare tra presente e passato in una danza fatta di continui flashback e flashforward che accrescono, se ancora ne avessimo bisogno, il pathos.
Alabama Monroe è stato l’unico film che ha conteso l’Oscar come miglior film straniero alla Grande Bellezza di Sorrentino, ma prima della fatidica notte, il film di Van Groeningen ha raccolto meritati successi in tutto il mondo, fin dalla prima presentazione durante il Festival del cinema di Berlino del 2013, nel quale ha vinto il Premio del Pubblico nella sezione Panorama.
Notevoli le prove d’attore dei due protagonisti: Johan Heldenbergh titolare del soggetto del film che, prima di approdare sul grande schermo, è stato rappresentato nei teatri delle Fiandre, e Veerle Baetens che grazie alla sua toccante interpretazione si è guadagnata il premio come migliore attrice al Tribeca Film Festival e agli European Film Awards.
In ultima battuta, una parola per il coraggio della Satine Film (l’anno scorso hanno portato in Italia Re delle Terre Selvagge di Benh Zeitlin) che ha deciso di investire su un prodotto come Alabama Monroe: un film d’autore belga, forse non proprio commercialmente appetibile, ma da non lasciarsi scappare.

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