Cinema News — 04 marzo 2014

Parafrasando un suo film con Yves Montand  per Alain Resnais ora  la guerra è purtroppo finita. Il regista (1922-2014) interessato alla ricerca espressiva , all’anti-narrazione, alla contaminazione linguistica nell’audiovisivo e alla dimensione filosofica del cinema, sviluppa fin dall’età giovanile una visione del mondo pessimistica e concettuale, rigorosa e interdisciplinare, usando personaggi labirintici e ossessivi, attratti da gesti reiterati e riflessioni a tesi, dalle contorsioni e dalle astrazioni del tempo, della storia e della memoria. Ma non c’è solo tensione morale, residui frammentari presenti nel subconscio e facili intellettualismi nelle sue diegesi ma anche il melodramma, la Comèdie Francaise, la satira, il musical, il documentario, il Noveau Roman, l’operetta, il teatro delle maschere e la scienza illuminista di Laborit a dare spessore ai suoi personaggi. Tutte piste interpretative per sollazzare la critica dunque. Con l’esordio nel lungometraggio di Hiroshima Mon Amour (1959), scritto da Marguerite Duras,  Resnais giunge immediatamente al capolavoro, facendo cortocircuitare documentarismo e fiction nella rappresentazione dell’intensa passione fra Emmanuele Riva  ed Eiji Okada, dove aleggia lo spettro della tragedia nucleare del Giappone. Nei film successivi il regista è incerto nel galleggiamento fra le istanze della nouvelle vague e spesso le riflessioni sull’umanesimo. Dai labirinti mnemonici e spaziali di  L’anno scorso a Marienbad (1961)  sceneggiato da Alain Robbe Grillet e Providence (1977) al pacifismo del suddetto La guerra è finita (1966) dalla satira di Stavinsky, il grande truffatore (1974) con Jean Paul Belmondo a La vita è un romanzo (1983), dall’omaggio a Jacques  Demy di Parole, parole, parole (1997) alla teatralizzazione della messinscena filmica del dittico Smoking/No Smoking (1993)  e Vous n’avez’ encore rien vu (2012). Sempre accompagnato da un gruppo di attori affidabilissimi (la compagna Sabine Azèma, Pierre Arditi, André Dussollier e  Lambert Wilson) il maestro francese recentemente si è aggiudicato con l’ancora inedito da noi Aimer, boire et chanter (2014) un premio al Festival di Berlino, per la sua vivacità inalterata di sperimentare anche alla soglia dei novant’anni.

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