Cinema News — 11 marzo 2013

REGIA : Giorgia Farina

CAST : Claudia Gerini, Cristiana Capotondi, Sabrina Impacciatore, Vinicio Marchioni, Marina Confalone

Il cinema italiano contemporaneo soffre di un “complesso di autorialità” in quanto ogni regista, soprattutto esordiente, ambisce allo status di “autore” e piuttosto che creare una storia convincente ricerca uno stile visivo originale. Ciò significa avere eccellenze che tutto il mondo ci invidia (Garrone, Sorrentino) ma anche difettare di un cinema di genere di buona qualità.

Amiche da morire”, opera prima e commedia dai risvolti noir è un’anomalia, forse perché Giorgia Farina (28 anni) si è formata in un contesto internazionale, laureatasi a Londra ha infatti preso un master alla Columbia University di New York.

Tre donne apparentemente diverse si ritrovano complici in un omicidio. Se inizialmente il rapporto tra di loro è solo di convenienza, lentamente si instaura una vera amicizia basata sul rispetto e la complicità. Il congegno narrativo del film funziona perfettamente grazie all’intersecarsi dei generi e alle abbondanti citazioni. La regista ha imparato bene la lezione di Almodovar, di Ozon, e di tanto cinema americano a partire da Tarantino (come dimostra la scena del “duello” tra le protagoniste e le comare) e da “Le streghe di Eastwick” di George Miller, non a caso Gilda (Claudia Gerini) è considerata dalle donne del paese una strega.

Le commedie italiane che oggi incassano di più sono firmate da registi quali Paolo Genovese, Luca Miniero e da una sfilza di comici che provengono dal cabaret e dai programmi televisivi. Se fortunatamente i loro film sono privi di quella gretta volgarità che caratterizzava i cinepanettoni dei fratelli Vanzina, le loro storie non sono esenti da stereotipi di genere. I personaggi femminili, ininfluenti per lo sviluppo narrativo, si devono accontentare di ruoli di contorno quali: la moglie, l’ amante o (nel caso di attrici comiche) la migliore amica del protagonista. In “Amiche da morire” invece le donne sono padrone assolute della scena. L’originalità di Giorgia Farina non consiste nell’eliminare la visione standardizzata della donna, ma nel rendere inefficaci i luoghi comuni attraverso l’ironia e la parodia. Ciò che del resto fanno anche le tre protagoniste quando giocano con le loro identità (prostituta, santarellina e sfigata) per confondere i sospetti della polizia e sfruttare a proprio vantaggio la situazione.

Oltre alla regia e alla sceneggiatura (scritta dalla regista in collaborazione con Fabio Bonifacci) ha contribuito alla riuscita del film la recitazione delle tre attrici. Se di Sabrina Impacciatore (che non è sempre a suo agio con il dialetto siciliano) si conosceva già la verve comica, di Claudia Gerini la versatilità, la vera sorpresa è Cristiana Capotondi, divertente e verosimile nel personaggio di principessina a tratti bad girl.

 

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