Archivio film Cinema News — 23 Ottobre 2014

Titolo originale: The Hundred-Foot Journey
Regia: Lasse Hallström
Genere: drammatico, sentimentale
Sceneggiatura: Steven Knight
Cast: Helen Mirren, Manish Dayal, Charlotte Le Bon, Om Puri, Amit Shah, Farzana Dua Elahe, Dillon Mitra, Aria Pandya
Fotografia: Linus Sandgren
Montaggio: Andrew Mondshein
Costumi: Pierre-Yves Gayraud
Musiche: A. R. Rahman
Produzione: Amblin Entertainment, DreamWorks Studios, Harpo Films
Distribuzione: Universal Pictures
Nazionalità: India, Usa
Anno: 2014
Durata: 122 min

Boeuf bourguignon contro pollo tandoori. Due tradizioni, due culture si sfidano a colpi di salse olandesi e cardamomo. Il risultato, una buona miscela di ingredienti che però manca di originalità. Ispirato al romanzo di Richard C. Morais, “Amore, cucina e curry” è l’ultima pellicola di Lasse Hallström dal 9 ottobre nelle sale italiane.
Dopo la tragica scomparsa della madre nel corso di un incendio a Mumbai, Hassan si trasferisce con la famiglia a Saint-Antonin-Noble-Val, un paesino nella regione del Midi-Pirenei dove “Papa” interpretato da un comico Om Puri, si fa ambasciatore dell’antica tradizione culinaria indiana. “Ai francesi non piace la cucina indiana, i francesi mangiano cose francesi”, la famiglia Kadam frena l’entusiasmo del padre che invece non si rassegna: “ai francesi non piace la cucina indiana perché non la conoscono”. Naturalmente, la commedia vuole che la famiglia Kadam apra il suo ristorante, che suscita quindi, la curiosità e l’ammirazione poi degli abitanti del paesino. E come in tutte le storie non manca l’antagonista: una brillante Helen Mirren nelle vesti della ricca vedova Madame Mallory, proprietaria del lussuoso ristorante Le Saule Pleureur, che ha la sfortuna di trovarsi esattamente di fronte al nuovo ristorante dei Kadam.
Tra Madame Mallory e Kadam padre si instaura inizialmente un rapporto di rivalità, che si trasforma gradualmente in rispetto reciproco e quindi ammirazione. Uno straniero e una francese, un padre di famiglia e una vedova spocchiosa, un nostalgico che viaggia per il mondo con una valigia di spezie indiane e una raffinata e algida madame che vive in attesa delle stelle Michelin non sembrano avere molto in comune. Ma poi il raffinato buon gusto francese e la creativa vitalità indiana si incontrano a metà strada, seguendo i passi di Hassan: giovane promessa del ristorante di famiglia, si scopre talentuoso chef da Madame Mallory fino a raggiungere le stelle della cucina molecolare a Parigi.
É tra i fornelli dunque, che nascono amori, si incontrano culture, si impara l’arte, è tra i fornelli che si cucina la storia a ritmo di assiomi sull’amore per il cibo e la passione della vita. Una manciata di giallo zafferano sembra ricoprire paesaggi da cartolina e accenti d’oltralpe di una sottile patina che addolcisce i clichés e illumina i sentimentalismi.
“Perchè cambiare una ricetta che ha 200 anni?- chiede Madame Mallory- “Perchè forse duecento anni sono troppi”, risponde Hassan. Eppure a quattordici anni di distanza, Hallström ha ceduto alla tentazione di riproporre la stessa ricetta. Su una struttura simile a Chocolat, il regista svedese innesta qualche variante che colpisce chi non ha memoria della chocolatière Juliette Binoche. Sullo stesso sfondo della provincia francese prende vita la storia, questa volta dal tono più ironico, ma dall’aria ormai un po’ retro, che lascia l’animo sereno ma la mente inappagata.
Tuttavia, è in certi sapori che ci rifugiamo, in certi profumi che amiamo dimenticarci, solo per il gusto di ritornare a trovare noi di un tempo. Ed è in quel viaggio nella memoria che riscopriamo il nuovo, o semplicemente un senso. L’avrà trovato Hallström? “La cucina non è un vecchio e logoro matrimonio, è ancora un amore passionale”, ripete convinta Madame Mallory.

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