Cinema News — 29 marzo 2013

Titolo: Anna Karenina

 

Regia: Joe Wright

 

Sceneggiatura: Tom Stoppard (adattamento del romanzo di Lev Tolstoj)

 

Cast: Keira Knightley, Jude Law, Aaron Taylor-Johnson, Kelly Macdonald, Mattew Macfadyen, Domhnall Gleeson, Olivia Williams

 

Le forti scelte sperimentali di Joe Wright hanno avuto il loro successo: nel bene o nel male, che sia piaciuto o che abbia deluso, della sua Anna Karenina se ne parla e come. La personale rilettura del romanzo sicuramente non ha incontrato le aspettative dei nostalgici del dramma a sfondo storico che volevano rivedere sugli schermi la solita ambientazione nei palazzi della Russia imperiale della seconda metà dell’Ottocento. Tuttavia, questa rivisitazione ha esplicitato proprio il movente cardine che spinse Tolstoj a scrivere il romanzo: la forza delle convenzioni ipocrite dell’alta società del suo tempo, che determina il comportamento dei singoli, fino a provocarne il suicidio, e viene trasposta per lo più all’interno di un teatro (polveroso e decadente, dalle prime immagini si vedono sedie – o poltroncine – accatastate sotto il palcoscenico). I protagonisti, nel loro continuo su e giù, entra ed esci dal palcoscenico, sono al tempo stesso attori e spettatori della propria vita.

 

Wright si è imbattuto nella trovata geniale in una lettura: La danza di Natasha. Storia della cultura russa, di Orlando Figes, nel quale prorompe un’alta società in cui i singoli vivono come se fossero su un palcoscenico, sotto lo sguardo malevolo degli altri (spettatori) che non abbassano mai la guardia e alimentano le ciarle. Tutto, di conseguenza, è ambiguo, falsato e, soprattutto, vincolato, come nell’ambiente del romanzo. Dall’ispirazione alla vera e propria messinscena non ci sarà voluto poi molto: Joe Wright (che ha affidato la sceneggiatura a Tom Stoppard, anche drammaturgo) nel teatro ci è cresciuto e ci ha lavorato (i genitori avevano un teatro di marionette a Londra) e le sue opere senza dubbio non erano intemerate e pure rispetto a certe finezze e chicche tecniche (ricordiamo i suoi Orgoglio e pregiudizio e Espiazione, candidati e vincitori di vari Oscar e Bafta, per citarne qualcuno). Grazie ai suoi piani sequenza (che stanno configurando sempre più il suo linguaggio cinematografico e in cui lui evidentemente è diventato un maestro – quella complessissima della spiaggia di Dunkerque, della durata di 5′ 30”, è un piccolo capolavoro) e grazie anche all’utilizzo della steadicam, si riesce a scendere dal palco alla platea che diventa un ambiente allestito e si prosegue per un’altra stanza, sempre al chiuso (ambiente serrato dal quale non si può sfuggire) e spesso l’allestimento degli arredamenti e delle scenografie avviene durante l’azione, sotto l’occhio degli stessi attori (e della m.d.p.) in un movimento continuo che suggerisce e ci avvicina ai moti d’animo degli stessi personaggi.

Oppure si esce all’esterno. E l’ambientazione esterna Wright l’ha dedicata quasi esclusivamente all’unico personaggio puro del romanzo: Levin, il quale, anche se ricco, vive e lavora nelle campagne, immerso nella natura più vera, fatta di campi di grano da mietere insieme ai suoi fattori, e rifugge, a ragione, il suo ambiente di appartenenza.

Il tema del tradimento nel film è introdotto subito: Anna (Keira Knightley) deve andare da San Pietroburgo a Mosca (in treno) da suo fratello Stiva (Mattew Macfadyen) perché è stato beccato con una governante e sua moglie Dolly (Kelly Macdonald) non vuole più vederlo.

È il viaggio che cambia tutta l’esistenza della sfortunata Anna. Sposata a Karenin (Jude Law), un uomo di stato e dal quale ha avuto un figlio, conosce sul treno Vronsky (Aaron Taylor-Johnson), se ne innamora perdutamente, ne rimane incinta, e, sopraffatta dagli eventi e dai pettegolezzi, si toglie la vita gettandosi sotto un treno. Questa storia d’amore proibita era diventata la più chiacchierata; era uscita dalla fossa d’orchestra di quel teatro-non-teatro e Anna era stata costretta a confessarla al marito; un vero e proprio scossone per Karenin (come quello che i cavalli danno alla loro carrozza appena finisce la confessione).

Il treno ritorna spesso all’interno del film, in particolare l’immagine violenta delle ruote viene inserita nei momenti più densi di significato, momenti di svolta in cui tutto per Anna viene rimesso in gioco, e non vuole essere soltanto l’anticipazione della sua tragica fine, ma suggerisce anche quel treno in corsa che a volte sembra essere la vita quando non dà possibilità di scelta.

I costumi sono un altro aspetto notevole . Motivo di critica (ancora) è stato il non aver rispettato il periodo del romanzo. Wright si immaginava, però, i costumi in scena, per cui ha preferito far disegnare abiti che delineassero le silhouette (e si è partiti dalla moda francese degli anni Cinquanta). Il risultato comunque è d’impatto e rende ancora più stilizzato questo adattamento. Il nome della costumista (Jacqueline Durran, la stessa di Espiazione, e squadra vincente non si cambia) era una garanzia e gli abiti che ha ottenuto questa volta sono talmente grandiosi che gli hanno dedicato un’esposizione in Inghilterra in una delle location del film (Ham House, Richmond).

 

In questo tentativo di convivenza tra letteratura, teatro e cinema, la forma trionfa: le immagini e i colori degli allestimenti (c’è stato un ricorso molto limitato al digitale; perfino la pista da ghiaccio all’interno del teatro è vera e ci sono voluti tre giorni per farla ghiacciare) e la musica (la colonna sonora è opera dell’italiano Dario Marianelli) intrattengono e catturano occhi e mente dello spettatore. Il trionfo è quello dello sperimentalismo e del regista dunque, che anche stavolta è riuscito a portare bene a termine il suo mestiere di grande coreografo. La magia del cinema che sa incantare è salva e ben vengano i remake che non si rifanno troppo ai precedenti e nei quali prevale l’estro e l’idea nuova di chi li rimaneggia. Letteratura come fonte e cinema come spettacolo, passando per il teatro, che da sempre rappresenta la cultura e l’eredità di tutte le grandi nazioni. Non si poteva chiedere e ottenere di meglio per questa nuova Anna Karenina.

 

Voto 8 e ½

N.B.: Il film è stato presentato al Torinofilmfest 2012

 

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