Cinema News — 15 ottobre 2013

Un tuffo nel passato della propria infanzia per Daniele Luchetti che decide di raccontare sul grande schermo le dinamiche della sua famiglia, spesso filtrandole attraverso le lenti emotive di un bambino di dieci anni, Dario, piccolo alter-ego del regista, che con la sua telecamera Super 8 riprende diversi frammenti della realtà familiare vivace e confusa che lo circonda.

La novità dell’arte contemporanea e d’avanguardia, un concetto di famiglia che tende ad esprimersi e a coniugarsi in modi diversi, le convenzioni di una realtà borghese, il referendum sul divorzio, l’amore, le spinte femministe; tanti sono i temi che, sullo sfondo dell’estate del ’74, riempiono di contenuto il film di Luchetti, mescolandosi tra loro.

Guido (Kim Rossi Stuart), il padre, è un artista, vero o presunto, ossessionato dalla ricerca di qualcosa di nuovo, di un idea artistica che porti la critica a riconoscerlo finalmente come un artista scioccante, trasgressivo e controcorrente; tutte caratteristiche imposte come necessarie dall’arte concettuale tanto in voga in quel momento storico, ma che non sembrano presenti nel personaggio, inizialmente protagonista di un arte banale ed inespressiva. Soltanto quando l’animo dell’artista verrà scosso profondamente, egli riuscirà a realizzare un opera carica di passione autentica ed emotività.

Più volte ricorrente nel film è il rifiuto aprioristico da parte di Guido nei confronti di tutto ciò che è “convenzionale”e borghese, quando poi, in un momento di difficoltà, sarà proprio la solida famiglia borghese della moglie Serena (Micaela Ramazzotti) a rappresentare per lui certezza e rifugio.

Sempre chiuso nel suo laboratorio, Guido taglia completamente fuori dalla sua attività di pittore e scultore Serena, considerandola troppo semplice per comprendere a pieno il significato della sua produzione artistica, quasi un ostacolo alla sua carriera. Lei lo ama ed accetta tutto, inizialmente cristallizzata nel suo ruolo di madre di famiglia, fino a che una vacanza in Francia non la porterà a provare un rapporto nuovo e sconosciuto, ma dolce e forte allo stesso tempo, grazie al quale riuscirà a scuotersi e a riscattarsi. Un rapporto importante, come lo definisce la stesse Serena, che si contrappone alle scappatelle insignificanti del marito. Da quel momento acquisterà una consapevolezza che le permetterà di guardare alle relazioni intorno a sé con occhi diversi, in primis il rapporto con Guido.

Accanto a questo valzer emotivo e confusionario della coppia, i due figli, Dario e Paolo, dieci e cinque anni, assistono, sempre accanto ai genitori, a tradimenti, litigi e confessioni, regalando sorrisi allo spettatore con i loro interventi e le loro battute e sdrammatizzando così l’intera trama del film.

Anni felici è il racconto di un frammento di vita del regista, apparentemente tormentato e turbolento, ma che, nel tempo, si rivelerà un periodo felice.

“I fatti sono in parte frutto di fantasia, i sentimenti sono invece totalmente autentici”, dice Luchetti. “È stato difficile tenere assieme affetto e crudeltà verso personaggi frutto di invenzione, ma ispirati ai miei genitori. Essere padre di questi personaggi e allo stesso tempo loro figlio, mi ha messo in una condizione psicologica singolare”.

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