Archivio film Cinema News — 15 Novembre 2014

Titolo: Horns
Regia: Alexandre Aja Sceneggiatura: Keith Bunin, tratta dal romanzo di Joe Hill
Fotografia: Frederick Elmes Montaggio:Baxter
Scenografia: Allan Cameron
Costumi: Carol Beadle
Musiche: Robin Coudert Interpreti: Daniel Radcliffe, Juno Temple, James Remar Produzione: Red Granite Pictures, Mandalay Pictures
Distribuzione: Dimension Films, Radius TWC Durata: 120 minuti
Nazionalità: USA, Canada
Anno: 2013

Alexandre Aja ci aveva già provato con Maniac, mettere nei panni di uno spietato killer un belloccio. Niente è più antitetico del male che le fattezze angeliche di un bello e insospettabile ragazzo, infatti il ‘Frodo’ del Signore degli Anelli Elijah Wood vestiva i panni di un crudele psicopatico. In Horns protagonista è un altro attore di saghe fantasy, l’Harry Potter Daniel Radcliffe che qui incarna il male, con le corna per giunta. Radcliffe impersona Ig, un ragazzo che ha appena perso la compagna, massacrata, e tutta la cittadina crede che sia lui il mostro. Perfino lui stesso ci crede, infatti misteriosamente gli crescono le corna facendolo assomigliare sempre più a un demone. Le ‘nuove arrivate’ si riveleranno avere una forza tale da risolvere i suoi problemi e aiutarlo a capire chi è il vero assassino. Horror intenso di Aja, denso di atmosfere cupe e di chiari rimandi al fantastico e al favolistico. Ig assomiglia sempre di più a un mitologico satiro e nessun altro sarebbe stato più adatto a interpretare questo ruolo se non lo stesso Radcliffe che qui dà il meglio di sé. E’ ancora più convincente della prova attoriale di The Woman in Black. La pellicola è davvero potente e sembra indagare l’animo umano di fronte al mostro, o il presunto tale, schiaffato in prima pagina sui giornali. Aja analizza il paradosso di chi non commette alcun delitto ma che dalla società è creduto colpevole. L’innocente stesso si tramuta in mostro perché gli altri lo credono tale. Pare di vedere impresse le vicende attuali, per quanto riguarda il nostro Paese, di Yara o del più vicino caso di Elena Ceste. I cronisti impazziti che inseguono le notizie come carogne per gli avvoltoi, gli stati d’animo surreali delle famiglie coinvolte, sia della vittima che del presunto killer, le fiaccolate che portano i cittadini sul luogo del delitto. Horns è di un’attualità disarmante e riscrive le regole del thriller e del noir. Il surreale si unisce all’onirico, quando Ig con i nuovi poteri dialoga con le persone rivelando i loro lati più spregevoli oppure intossica con l’uso di droghe testimoni che non si decidono a portare alla luce la verità. Un po’ Lynch, un po’ Stand by Me di Rob Reiner e un po’ Swamp Thing per quanto riguarda l’ambientazione nei boschi, la natura come rifugio. Deboluccio in alcune parti, come la scoperta del vero killer. Non un vero e proprio colpo di scena. Inoltre certi trucchi digitali verso la conclusione sono un po’ troppo raffazzonati, come il diavolo infuocato o i serpenti quando si muovono in certe scene. Molto belle le sembianze diaboliche che assume Radcliffe quando interroga il fratello, purtroppo durano solo una manciata di secondi. Comunque in sé l’opera è brillante e originale, sicuramente da vedere. Anche la sceneggiatura è lodevole, il passato di Ig si intreccia costantemente col presente e lo spettatore vive intensamente entrambi i piani scoprendo ricordi, tracce che chiariscono il legame tra il protagonista e l’amata scomparsa. Un po’ buffa una delle battute finali che suona così: “Non pensavo che mi sarebbe piaciuto portare le corna” che in italiano suona un po’ come una beffa che fa scattare una involontaria e divertente ilarità.

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