Archivio film Cinema News — 26 novembre 2017

Regia: Toa Fraser
Sceneggiatura: Glenn Standring
Cast: Jamie Bell, Abbie Cornish, Mark Strong, Ben Turner, Martin Shaw, Emun Elliot
Fotografia: Aaron Morton
Montaggio: John Gilbert, Dan Kircher
Musiche: Lachlan Anderson
Produzione: General Film Corporation, XYZ Films, New Zealand Film Commission
Distribuzione: Icon Film Distribution
Paese d’origine: Regno Unito, Nuova Zelanda
Durata: 94′

Il film racconta gli angosciosi eventi relamente accaduti a Londra il 30 aprile 1980 quando sei estremisti iraniani appartenenti al Fronte Rivoluzionario Democratico per la Liberazione dell’Arabistan fecero irruzione nell’ambasciata iraniana sita in Princes Gate, nel quartiere South Kensington, prendendo in ostaggio piu’ di 20 persone con lo scopo di rivendicare la liberazione dell’Arabistan dall’oppressione persiana. Seguirono sei giorni di tese trattative tra Scotland Yard e i terroristi fino alla decisione di far intervenire un commando altamente specializzato del SAS (Special Air Service), il quale mise a punto una delicata e rischiosa strategia denominata Operazione Nimrod che il 5 Maggio porto’ alla liberazione di quasi tutti gli ostaggi, all’uccisione di cinque terroristi e alla cattura di uno di questi ultimi.
Il film del britannico Toa Fraser (tra i suoi lavori precedenti segnalo il curioso DEAN SPANLEY), racconta una guerra di nervi tesa ed essenziale (di grande intensita’ il primo confronto tra il terrorista Salim e l’Ispettore Capo Max Vernon attraverso una delle finestre dell’ambasciata), costruita attraverso una serie di opposti che si scontrano continuamente lungo tutta la vicenda fino all’inevitabile esplosione finale: la diplomazia contrapposta all’uso delle armi, la dialettica riflessiva contrapposta alla violenza fisica e verbale, il fanatismo contrapposto alla ragionevolezza, l’addestramento contrapposto all’imprevedibilita’, il sensazionalismo contrapposto alla verita’, la politica contrapposta alla concretezza, il pragmatismo contrapposto all’empatia. La lotta piu’ importante tra poli opposti e’ ovviamente quella tra la vita e la morte che racchiude in se tutte quelle summenzionate. Nonostante l’insperata riuscita dell’operazione, la vittoria ha un sapore terribilmente amaro (l’imperscrutabile malinconia di Max Vernon al termine dell’operazione vale piu’ di mille parole) e all’orgoglio di aver compiuto fino in fondo il proprio dovere subentra una profonda tristezza trasmessa per tutto il film dalla livida fotografia di Aaron Morton, segno tangibile di un profondo dolore che non puo’ essere lenito da alcuna operazione strategica risolutiva, ma anche testimonianza di un’insopprimibile vicinanza di un essere umano all’altro.

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