Cinema Eventi News — 25 agosto 2014

C’è molto dello sguardo obliquo sul mondo di Sabrina Guzzanti nel film La trattativa.
La regista, interprete e sceneggiatrice filma con Ninni Bruschetta, per esempio  Massimuccio, il figlio dell’ ex-sindaco Ciancimino di Palermo, in bilico fra la consapevolezza della corruzione in cui sguazza il padre e la cortesia sopra le righe ostentata verso i giudici, che lo interrogano.
Oltre a lui ci sono procuratori generali della repubblica, funzionari di alto rango, killer, negoziatori, mafiosi, generali, ovviamente si parla di Berlusconi…
Magistrati, accusatori e accusati, reticenti o indifferenti, tutti insieme sul proscenio delle combine fra Stato e mafia.
Ci sono tutte queste testimonianze nell’ora e quaranta de La trattativa, cronaca di un’estate davvero torrida a Palermo, che sarà presentato fuori concorso il 3 Settembre al festival veneziano e vedrà la luce nelle sale ad Ottobre con uno strascico di inevitabili polemiche.

C’è nel film un’intenzione di spiegare se la trattativa è qualcosa che ci ha propinato la criminalità organizzata oppure gli stessi politici, sviluppandosi fra le stragi di Capaci e Via d’Amelio.
Conoscendo la bellicosità della Guzzanti il film ci restituirà probabilmente un’immediatezza  che appartiene solo ai ricordi. Introdursi nelle stanze dove si trama contro la democrazia, ascoltare i dialoghi di chi trama strategie della tensione e ne protegge gli strateghi.  Un’oscurità delle istituzioni che richiede una buona dose di militanza da parte dello spettatore cinematografico.

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