Archivio film Cinema News — 02 Novembre 2014

Titolo originale: River of Fundament
Regia: Matthew Barney
Soggetto e sceneggiatura: Matthew Barney
Montaggio: Katharine McQuerrey
Direttore della fotografia: Peter Strietmann
Musiche: Jonathan Bepler
Cast: John Buffalo Mailer, Aimee Mullins, Paul Giamatti, Joan La Barbara, Maggie Gyllenhaal, Ellen Burstyn, Matthew Barney, Stephen Payne, Jennie Knaggs, Milford Graves.
Produzione: Mike Bellon
Nazionalità: U.S.A
Anno: 2014
Durata: 5 h 15 min

“River of Fundament” è basato sul romanzo “Ancient Evenings”, del famoso scrittore Norman Mailer che aveva già recitato nella parte di Houdini in Cremaster 2 e che considerava Barney uno dei pochi geni contemporanei.
Il film è suddiviso in tre capitoli girati negli esterni di Detroit, New York e Los Angeles e all’ interno della casa (ricostruita) dello scrittore, durante la sua veglia funebre.
L’opera fa un parallelo tra il mito di Osiride raccontato nel libro dei Morti e il percorso di rinascita dello stesso Mailer che anela ad essere partorito dalla moglie.

Chi conosce già i lavori di Matthew Barney sa quanto sia limitante e forse fuorviante raccontarne la trama. Ciò che infatti interessa all’artista americano aldilà dei contenuti è svelare la sua personale visione del mondo e in particolare l’incoerenza dell’identità del soggetto che muta apparenza e materia. I corpi sono segni che agiscono sul reale in modo indiscriminato, non c’è nessun pregiudizio verso l’esistente, sia che si tratti di un uomo, di una donna, di un animale o di una carcassa di automobile. È per questa ragione che la sessualità (con una forte componente scatologica) mostrata nei suoi film può risultare a volte eccitante e altre disgustosa. Rapporti anali e incestuosi, immersioni in un fiume di escrementi, occhi che saltano (chiaro riferimento a Buñuel), automobili che incarnano divinità, uomini che squartano il ventre di una mucca per introdursi nel suo feto…se l’aggettivo “trasgressivo” ha ancora un senso allora è quello più appropriato per definire il cinema di Barney.

I tempi filmici delle scene spesso corrispondono a quelli reali quando non sono addirittura dilatati e si trovano inserti di performance ed esecuzioni di brani dell’Opera. La musica estraniante di Jonathan Bepler (che ha già collaborato con il regista in The Cremaster Cycle) e le avventure allucinatorie dei personaggi aggiungono una vaga atmosfera lynchiana.
River of Fundament non è un film di consumo ma un’autentica esperienza spettatoriale e non è un caso che invece di essere proiettato nei circuiti convenzionali cinematografici sia proposto solo nei teatri e nei festival.
Il segreto del successo di Barney è non prendersi mai sul serio, anche quando parla di morte e anime trasmutanti. Il suo cinema solo così riesce a librarsi tra il sacro e la parodia, risultando affascinante anche quando incomprensibile.

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