Titolo originale: Anthropocene – The Human Epoch

Regia: Jennifer Baichwal, Edward Burtynsky, Nicholas de Pencier

Sceneggiatura: Jennifer Baichwal

Direttore della fotografia: Nicholas de Pencier

Montaggio: Roland Schlimme

Musiche: Rose Bolton, Norah Lorway

Voce narrante: Alicia Vikander

Anno: 2018

Durata: 87 minuti

Nazionalità: Canada

L’attività dell’uomo sul nostro pianeta ormai è di un’entità tale da riuscire a condizionare il funzionamento della Terra, nientemeno che alla stregua delle grandi forze della natura. È come se fosse diventata, in sostanza, una forza geologica che procura cambiamenti in larga scala. Tutto ciò ha dato il via a una nuova epoca che porta il nome di Antropocene.

Jennifer Baichwal, Edward Burtynsky e Nicholas de Pencier, nel loro documentario d’essai Antropocene – L’epoca umana, ultimo di una trilogia insieme a Manufactured Landscapes (2006) e Watermark (2014), hanno messo insieme cinque anni di lavoro di riprese in ben quarantaquattro tra le aree più rappresentative di questo atteggiamento distruttivo, localizzate in ventidue nazioni e in tutti i continenti (unico escluso, l’Antartide) in maniera tale da dare una raffigurazione in scala mondiale dell’attuale situazione.

La voce narrante è quella di Alicia Vikander; il testo, un’esegesi suggestiva dal tono neutrale ma, al tempo stesso, efficace e che induce lo spettatore alla riflessione.

Suddiviso in capitoli (Extraction – Terraforming – Technofossils – Anthroturbation – Boundary Limits – Climate Change – Extinction), il documentario rende manifesti concetti frutto di studi e di elaborazione da parte dei ricercatori, dopo averne trovato in giro sulla Terra gli esempi migliori per ogni categoria. E li rende in una efficace opera filmica: nonostante il carattere “devastante” dell’argomento, si rimane affascinati e catturati da quelle immagini a larga-scala, incantati dalle sorprese che riservano quei carrelli (realizzati con i droni), con lenti piani sequenza e passaggi dal dettaglio alla visione ampia, dell’uno o dell’altro deturpamento, grazie all’allontanamento che restituisce degli impressionanti zoom out. O, al contrario, quando si passa dal largo all’esaminare il dettaglio.

È proprio in quel continuo rimando che è nascosto il monito dell’opera: l’incessante susseguirsi di passaggi dal piccolo al grande, e viceversa, suggerisce gli effetti della dimensione umana all’interno di quel sistema unico che è il pianeta Terra e del quale l’uomo è il protagonista principale. Le interviste a chi lavora proprio in quei siti non pongono soltanto quella sorta di interfaccia, il singolo, al centro dell’azione ma lo inseriscono in un quadro molto più complesso ed elaborato e carico di sfumature.

 L’intento del documentario, usando le parole di Burtynsky, era quello di “creare qualcosa che fosse leggero nelle parole, pesante negli elementi visivi, con un grande uso del suono”, e basti pensare, come esempio, ai lenti e curatissimi passaggi dentro le cave di marmo di Carrara in cui le immagini, e i rumori, dell’opera di scavo sono state accompagnate dalle note dell’apparizione del Commendatore ormai fantasma del Don Giovanni di Mozart (“a cenar teco m’invitasti”): il documentario scientifico supera la sua forma, citando l’Opera, fondendo il tutto in un’inaspettata suggestione. E se il fantasma è quello del nostro pianeta, questo documentario non rimprovera mai in maniera diretta ma, piuttosto, tende a rivelare, a scoprire e rendere manifesto. E smuove la coscienza.

Nell’epoca dell’innalzamento delle temperature e dell’aumento dell’acidificazione degli oceani, di cui si parla ogni giorno, dopo la visione di Anthropocene viene spontaneo chiedersi come vivremo, o sopravviveremo, a questo punto, sulla Terra se non cambiamo subito atteggiamento.

Anthropocene in Italia non ha avuto, purtroppo, un’ottima distribuzione. Lodevole è stata, quindi, l’iniziativa della Fondazione Mast (Bologna): rientrando a pieno titolo nel progetto artistico sul rapporto uomo/mondo del lavoro, Anthropocene è stato proiettato quotidianamente, e gratuitamente, ai visitatori della mostra multimediale sempre legata allo stesso progetto. Le proiezioni tra il 16 maggio 2019 e il 5 gennaio 2020 sono state 475, il numero di spettatori 57.000.

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