Archivio film Cinema News — 14 febbraio 2018

Titolo originale: Murder on the Orient Express

REGIA: Kenneth Branagh

ATTORI: Kenneth Branagh, Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Michelle Pfeiffer, Johnny Depp, Jude Law, Josh Gad.

SCENEGGIATURA: Michael Green

FOTOGRAFIA: Haris Zambarloukos

SCENOGRAFIA: Jim Clay

MONTAGGIO:  Mick Audsley

MUSICHE: Patrick Doyle

PRODUZIONE: Kinberg Genre, Twentieth Century Fox Film Corporation, Latina Pictures.

DISTRIBUZIONE: 20th Century Fox

PAESE: U.S.A.

ANNO: 2017

DURATA: 114 min.

Kenneth Branagh, attore e regista tra i più talentuosi, dopo il successo del film “Cenerentola” girato per la Walt Disney, firma una regia che è una ennesima riprova del proprio estro artistico.

Sebbene sia stato sorprendente scoprire quante poche persone, in sala, conoscessero sia il libro della Christie sia il precedente film del 1974, non ci si può dilungare su di una trama che non costituisce, in sé, novità alcuna: un losco uomo d’affari viene ucciso su di un treno –e non uno qualsiasi bensì il lussuoso Orient Express!- sul quale viaggia anche il famigerato investigatore belga Hercule Poirot. Il direttore del treno chiede quindi a Poirot di scoprire chi sia l’assassino per assicurarlo alla giustizia non appena giunti alla prima stazione ferroviaria. I sospettati sono i 12 passeggeri che, tutti, sembrano avere ottimi moventi per aver commesso l’omicidio.

Chiunque avesse in mente il ricordo del capolavoro girato da Sidney Lumet, dinanzi a questo remake non resterà affatto deluso. Affascinanti, infatti, risultano le riprese per le quali –oltre agli effetti speciali- viene utilizzato un formato di pellicola da 70mm che, mescolando analogico e digitale, conferisce alle immagini una eleganza “retrò” e, al contempo, consente alla fotografia di “farla da padrona” all’interno di una sceneggiatura dettagliata al punto da somigliare a quella di una rappresentazione teatrale. Un mix di notevole e pregevole fattura, quindi, che si avvale di un cast “stellare” in cui ogni personaggio brilla di luce propria e in cui ogni carattere psicologico emerge nitido, con una equilibrata capacità di stagliarsi prepotente quando sia il proprio turno e di fare da sfondo quando tocchi calcare la scena al personaggio successivo.

Un film elegante, potremmo definirlo. Un film in cui non si avverte il peso di scene girate quasi interamente all’interno di carrozze ferroviarie le quali, sebbene di un lusso raffinato, potrebbero rendere monotono e stentato lo scorrere della pellicola. Invece, il film scorre sulle rotaie di un treno in corsa: un treno i cui interni vengono descritti con dovizia di particolari e i binari si srotolano veloci attraverso scenari e paesaggi che la sapiente fotografia di Zambarloukos rende in tutto il loro splendore e che il bianco predominante della neve fa brillare.

Tutto questo, ovviamente, fa da spalla –e non solo da contorno- allo sguardo sagace e indagatore di Poirot-Branagh che, in questo “episodio”, la scrittrice britannica vuole connotare di una maggiore, intima, umanità. Il Poirot che conosciamo e di cui ci innamoriamo, in questo film, è dilaniato tra la ricerca della verità e il desiderio di giustizia; tra il bisogno di fare chiarezza e il senso di pietà. Un protagonista che sposta il piano del racconto dalla ricerca dell’assassino al tema “della perdita e del dolore”, come Branagh stesso definisce il proprio lungometraggio.

E nel limbo bianco neve in cui Poirot si trova impantanato, il freddo non solo non ghiaccia le sue famigerate “celluline grigie” ma neppure il suo cuore.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *