Archivio film Cinema News — 20 marzo 2016

Titolo: Hail, Caesar!
Genere: Commedia
Regia: Joel & Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel & Ethan Coen
Fotografia: Rodger Deakins,
Cast: Josh Brolin, George Clooney, Alden Ehrenreich, Scarlett Johansson, Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Channing Tatum, Frances McDormand.
Produzione: Joel & Ethan Coen, Eric Fellner, Tim Bevan,
Nazionalità: USA
Anno: 2016
Durata: 106 minuti

Nel corso della loro filmografia, i fratelli Coen hanno spesso omaggiato in modo al tempo stesso fedele e personale il cinema classico e i suoi generi, come dimostrano opere quali L’uomo che non c’era (ricostruzione del noir anni ’40), Prima ti sposo, poi ti rovino (richiamo alle commedie sofisticate con Spencer Tracy e Katharine Hepburn), Ladykillers (remake della commedia inglese La signora omicidi) e Il grinta, rifacimento dell’omonimo western con John Wayne.
Tutto ciò accade anche in Ave, Cesare!, film nel quale i due autori non citano tanto un genere specifico, quanto gran parte della Hollywood classica, soprattutto quella degli anni ’50, con le sue caratteristiche, le sue produzioni, la sua storia.
Questo addentrandosi nelle avventure di Eddie Mannix, un produttore che deve gestire tutti i grattacapi legati allo Studio per cui lavora: il rapimento di una star durante le riprese di un kolossal, un attore incapace a recitare, una diva da tenere al riparo dal gossip.

Se con tale racconto Joel & Ethan Coen mostrano alcuni dei meccanismi dello Studio System (il ruolo centrale del produttore, l’estrema attenzione al rapporto con i media) e accennano a parte della sua storia (il riferimento alla caccia alle streghe che coinvolse Hollywood), è soprattutto con le singole sequenze che citano i generi e gli stili cinematografici più in voga all’epoca.
Infatti, l’opera è composta soprattutto da diverse scene quasi autosufficienti che si rifanno di volta in volta a Donen, Minnelli, Lubitsch, ai western in technicolor, al melodramma e al noir, in quello che è un film così ricco di omaggi e citazioni che ogni inquadratura sembra rimandare a una pellicola o a un personaggio della Hollywood del periodo.
Elementi che rendono il lavoro apprezzabile soprattutto dai cinefili, che sicuramente si divertiranno a scovare e a indovinare i molteplici riferimenti che i Coen spargono per circa centosei minuti.

Nonostante ciò, Ave, Cesare! non risulta soltanto una ricostruzione fedele dell’epoca, ma anche un film assolutamente personale, in cui la firma stilistica e tematica dei due cineasti si fa sentire costantemente. Se da un lato ogni sequenza è permeata dalla loro ironia fredda e sarcastica che dissacra un certo cinema classico (facendo dell’opera sia un omaggio sia una parodia della Hollywood che fu), dall’altro vi è la problematica del destino circolare e immodificabile, già presente in A proposito di Davis e che qui ritorna attraverso la vicenda del produttore Mannix.

E se in tale direzione il film risulta contemporaneamente godibile sul piano citazionista e assolutamente personale su quello della forma e dei contenuti, è altrettanto vero che la scarsità della sua base narrativa è un limite che alleggia per tutta la durata, impedendogli di essere annoverato tra i capolavori dei due registi americani. Infatti, la storia di Eddie Mannix – pur mostrando bene i meccanismi di Hollywood e affrontando problematiche care agli autori – è nel complesso troppo debole e scarna per rendere l’opera davvero compatta e omogenea, tanto che in alcuni momenti si ha la sensazione di assistere a una serie di scene singolarmente molto riuscite, ma troppo autoconclusive e poco amalgamate tra loro. In questo modo, la struttura narrativa del film si colloca a metà strada tra quella a episodi e quella a racconto unico, privilegiando quest’ultima ma senza abbracciarla completamente, risultando così un po’ indecisa sul taglio da seguire.

Ma anche se Ave, Cesare! è privo di quella direzione precisa e di quella omogeneità che l’avrebbero reso un piccolo capolavoro, rimane comunque una commedia interessante che unisce abilmente omaggio e parodia. Merito dei due autori e dei loro protagonisti, in primis il “tuttofare” Josh Brolin e l’”idiota” Alden Ehrenreich. Film inaugurale al Festival di Berlino 2016.

 

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