Archivio film Cinema News — 03 luglio 2015

Titolo originale: Big Game

Regia: Jalmari Helander

Soggetto: Jalmari Helander, Perri Jokiranta

Sceneggiatura: Jalmari Helander

Fotografia: Mika Orasmaa

Montaggio: Ikka Hesse

Musiche: Juri Seppa, Miska Seppa
Cast: Samuel L. Jackson, Onni Tommilla, Victor Garber, Ted Levine, Ray Stevenson, Jim Broadbent

Produzione:
Nazionalità:

Anno: 2015

Durata: 90 min.

Il tredicenne Oskari viene mandato nella foresta per sostenere un antico rito di iniziazione, una prova di coraggio che gli permetterà di essere riconosciuto come uomo dalla sua stessa società. Il bambino dovrà, infatti, armarsi di arco e frecce e tornare a casa con il proprio trofeo di caccia: la testa di un cervo. E’ evidente che in Finlandia rimangano alcuni rituali per scandire il passaggio dall’infanzia all’età adulta e che il giovane protagonista debba affrontare proprio uno di questi. Per quanto preparato, Oskari, non avrebbe mai immaginato che questo battesimo del fuoco si sarebbe dimostrato ben più duro del previsto. Quando L’Air Force One, infatti, precipita nella foresta dopo essere stato abbattuto dai terroristi, il giovane lappone si trova a dover sopravvivere non solo pensando a se stesso, ma anche alla vita del Presidente degli Stati Uniti, braccato da un gruppo di assassini spietati.

Al cinema si può anche andare in cerca di sorprese e magari trovarle nei film da cui meno ce le aspettiamo. Purtroppo, Big Game non è una di queste sorprese, ma il simpatico dualismo action-comedy risulta, ancora una volta, la via più semplice ed azzeccata per accontentare diverse categorie di spettatori.

Il prodotto regalatoci da Jalmari Helande – famoso ai più per il suo riuscito Rare Exports: a Christmas Tale del 2010 – risulta avere due volti. Il primo, quello finlandese, di sicuro il più riuscito ed il più affascinante che ci racconta attraverso un’ottima fotografia il paesaggio sconfinato della Lapponia e la sua natura lussureggiante. L’altro, più americano dell’action movie, rappresentato qui dall’uso copioso di grosse esplosioni (tipiche del genere) e da una buona dose di attori hollywoodiani, purtroppo mal supportati da una sceneggiatura piuttosto sterile.

Per quanto un’ora e mezza di film passi in fretta e diverta, il risultato non è nient’altro che un esperimento sfumato, dove Killing Season si fonde con Cliffhanger e Air Force One senza mai ricorrere all’aiuto del macho di turno, ma senza mai offrirci nulla che sia degno di nota. La miscela tra ironia e azione, senza mai marcare una vera e propria linea di confine ci lascia perplessi e dubbiosi su quanto il film si prenda sul serio. Il risultato non è che un prodotto nuovo, che accontenta (come detto prima) diverse categorie di spettatori, ma non ne meraviglia neanche una.

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