Archivio film Cinema News — 25 gennaio 2015

Titolo: Birdman
Regia: Alejandro González Iñárritu
Sceneggiatura: Alejandro G. Iñárritu
Cast: Michael Keaton –Zach Galifianakis- Emma Stone – Edward Norton– Naomi Watts-Andrea Riseborough
Fotografia: Emmanuel Lubezki
Montaggio: Douglas Crise-Stephen Mirrione
Scenografia: Stephen H.Carter
Musiche: Antonio Sanchez
Produzione: Arnon Milchan
Paese: USA
Anno: 2014
Durata: 119 min

Film della maturità di Iñárritu, Birdman è la dimostrazione di come questo autore persegua in ogni suo film una molteplicità di punti di vista. Dopo il neorealismo di Biutiful (2010) il regista messicano ha trovato l’ispirazione di questo lungometraggio che ha inaugurato la Mostra del cinema di Venezia 2014, nell’inflazionato filone dei supereroi, anche se non siamo di fronte alla parodia surreal-demenziale in stile Kickass e Super. In quello che forse è il titolo più contemplativo della sua filmografia, la satira del supereroismo americano attinge piuttosto dalla letteratura e dal teatro, vero epicentro scenografico del racconto filmico, soprattutto di Cechov, per come viene evidenziata l’empatia che si crea fra gli esseri umani. Sicchè l’apparente giochetto metacinematografico (il protagonista Michael Keaton è stato il primo e per chi scrive migliore Batman cinematografico nell’era Tim Burton, della serie quando il plot è al servizio dell’attore) lascia dunque il tempo che trova. Innanzitutto Iñárritu opta per il campo/controcampo in quanto parecchie sequenze sono costruite sul dialogo a due tipo quelli fra Mike (Edward Norton) e Sam (Emma Stone), figlia di Riggan, sul tetto del palazzo che ospita il teatro dove il divo in declino Riggan Thomson, che ha legato la sua fama al super-eroe cinematografico Birdman, cerca ansiosamente un riscatto attoriale, dirigendo un allestimento teatrale in quel di Broadway. Un uso del campo/controcampo e del piano ravvicinato sui volti dei personaggi che mira ad aprire una finestra sui sentimenti, sull’inconscio e sull’anima. Riggan ha una sguardo distorto, allucinato e deformato sulla realtà che lo circonda, è perseguitato da Birdman, l’icona che lui ha creato e che lo sprona a trascurare il suo nuovo percorso artistico e con cui sembra aver stabilito un patto faustiano, per tornare a fare il cinema commerciale, tanto gradito allo spettatore dai gusti mediocri. Un protagonista che vive per “combattere con emozioni umane infinitamente complesse” (citazione testuale) . Non mancano inoltre le bordate agli addetti ai lavori assolutamente argute come”diventa un critico quando non può essere un’artista” e l’artista Iñárritu è qui capace di spaziare con costante impegno ed eclettico spirito di adattamento anche nell’inquadrare uno spazio dalla plasticità espressiva come quello del backstage teatrale.
Sam dice a Riggan “sei tu quello che non esiste” giusto per destrutturare dalle fondamenta le velleità artistiche del padre, così l’unico sentimento che pervade il film è quello dell’orgoglio di un attore che vuole reinventarsi per essere considerato completo e la sequenza piuttosto allegorica in cui Riggan esce in mutande dal teatro e corre all’esterno in mezzo alla folla, che lo riconosce immediatamente e lo immortala sui suoi smartphone, per postarlo sulla rete, è esemplare in questo senso. Il supereroe si toglie il costume e si offre quasi nudo al suo pubblico. Oppure quella che coniuga il surrealismo con l’estetica da fumetto Marvel del nostro che svolazza come la sua “creatura” per i cieli metropolitani. E così da quadro sulla molteplicità della recitazione Birdman diventa pura sostanza in movimento, anche se si tratta di scosse ben dosate. Il film conferma le premesse/promesse del suo autore. Il cinema-fumetto ci dice Iñárritu sembra essere questo: prendere o lasciare.

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