Archivio film Cinema News — 06 Luglio 2019

E’ tutta una questione di corpo quella che riguarda il coming of age cinematografico, il momento dello sviluppo che segna il fatidico passaggio verso l’età adulta attraverso riti di iniziazione e di appartenenza al gruppo, per un corpo tatuato, perforato, deflorato.

Per gli adolescenti vedere il proprio corpo trasformarsi e spingere verso certe pulsioni significa abbandonare la cosiddetta età dell’innocenza.

E’ quello che prova Mia, timida quindicenne svizzera attratta dalla vita disinibita condotta dalla compagna di scuola Gianna con la quale stringe un profondo legame, mentre la natura la sottopone a una dolorosa e irreversibile mutazione.

Lisa Brühlmann  esordisce nel lungometraggio con un dramma fantastico in cui la metafora è decisamente macroscopica, il cambiamento epidermico condottofino al doloroso squamarsi in creatura libera e autocosapevole della nuova condizione fisiologica, ma sostenuto da una suggestiva dimensione inquietante nell’accettazione del cambiamento.

Thirteen – 13 anni, di Catherine Hardwicke, resta senza dubbio il manifesto indie sul coming of age degli anni 2000, e anche qui il corpo è al centro di tutto (“Che c’è non posso più vedere il tuo corpo adesso?”), ma è  un puro trip che si consuma nel suo orgiastico esibizionismo, mentre Blue My Mind  risulta molto più intimista e meditato, un poema liquido di innocenza e turbamento.

Il blu non è  un colore caldo per la Brühlmann, ma una tinta fredda capace di penetrare come una lama mente e corpo, restituita attraverso un’illuminazione tra l’azzurrognolo e il bluastro, dimensione ittica verso cui tende il corpo di Mia. La periferia di Zurigo è un freddo acquario, mondo sommerso e notturno sotto il quale si agita il suo inquieto e belluino cambiamento ormonale.

Blue My Mind – Il segreto dei miei anni è un’opera prima più suggestiva che radicale, dove gli exploit horror sono sempre mitigati da un alone romantico, facendone quasi una declinazione sentimentale del cannibalico Raw(di Julia Ducournau), per cui il dolore e l’apparente deperimento fisico guardano sempre verso una rinascita, una nuova aurora del corpo.

voto: 7

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