Archivio film Cinema News — 10 Novembre 2020

Regia: Jason Woliner

Genere: Comico/Mockumentary

Sceneggiatura: Sacha Baron Cohen, Anthony Hines, Dan Swimer, Peter Baynham, Erica Rivinoja, Dan Mazer, Jena Friedman, Lee Kern.

Fotografia: Luke Geissbühler.

Cast: Sacha Baron Cohen, Maria Bakalova.

Produzione: Sacha Baron Cohen, Monica Levison, Anthony Hines.

Nazionalità: USA

Anno: 2020

Durata: 96 minuti

Per mettere in luce le contraddizioni e i limiti di un determinato ambiente molti film comici inseriscono nel contesto di riferimento un personaggio che ne è del tutto estraneo e che per questo genera problemi ed equivoci vari: è il caso della comparsa indiana alla festa dei divi e dei produttori cinematografici in Hollywood Party di Blake Edwards o dell’imbranato monsieur Hulot nella villa altamente tecnologica di Mi zio di Jacques Tatì. Un meccanismo comico, quello appena descritto, che viene usato anche da Sacha Baron Cohen nei suoi due Borat, opere nelle quali l’attore londinese interpreta un giornalista kazako sessista, antisemita e retrogrado (Borat, appunto) che, viaggiando per gli Stati Uniti per conto della tv e del governo locali, combina diversi guai e svela i lati peggiori della società nord americana.

Tutto ciò tramite una serie di gag perlopiù eseguite con una tecnica vicina alla candid camera, in cui le persone coinvolte – Baron Cohen a parte – sono reali e spesso inconsapevoli di star interagendo con un attore, e quindi ignare dello scherzo – spesso volgare e provocatorio – del quale sono vittime. Un elemento, quest’ultimo, che serve a svelare maggiormente i veri pensieri e la reale personalità dei soggetti ripresi e, più indirettamente, della fascia socioeconomica alla quale appartengono. Non è dunque un caso che lo stile adottato da questi lavori sia quello del reportage televisivo, naturalmente finto e costruito, elemento che fa rientrare tali prodotti nel mockumentary, ovvero nel falso documentario, qui usato in funzione ironica e dissacratoria.

E se nel primo Borat venivano svelati il maschilismo, il fanatismo religioso e l’omofobia presenti negli States, in Borat – Seguito di film cinema si affronta soprattutto la stretta attualità americana (e non solo): da Trump al Covid-19, dai raduni dei suprematisti bianchi all’influenza dei Social Network.

In questo film, il giornalista kazako viene inviato negli States dal suo governo per stringere dei buoni rapporti con l’amministrazione Trump attraverso un dono particolare da consegnare al vicepresidente Mike Pence. Il protagonista affronterà questo viaggio in compagnia della figlia Tutar – impersonata dalla bravissima Maria Bakalova –, un’adolescente che crede che le donne siano ontologicamente inferiori agli uomini e che la massima aspirazione per una ragazza sia quella di essere donata a un uomo ricco e potente.

Ed è proprio la Bakalova a essere il valore aggiunto dell’opera in questione: ben più di una spalla di Sacha Baron Cohen, qui l’attrice è protagonista di alcuni dei momenti più incisivi ed esilaranti del film, come quello del dialogo sul comportamento femminile con l’influencer Macey Chanel e della falsa intervista con Rudolph Giuliani, dove l’ex sindaco di New York prova ad avere rapporti fisici con l’attrice, che qui ha finto di essere una giornalista incaricata di fare un servizio sul politico repubblicano.

Ma ad arricchire maggiormente il titolo in questione vi sono anche altre invenzioni e trovate, come la serie animata sulla “principessa Melania” e l’episodio in cui Borat si fa ospitare in casa da due estremisti di destra durante la quarantena da Coronavirus. In questa sequenza, non si evince solo l’ignoranza di una parte di popolo americano facilmente influenzabile dalle fake news, ma si scorge anche la sostanziale umanità di queste persone, sicuramente manipolabili, incolte e dalle idee perlomeno confuse, ma anche disponibili ad aiutare uno sconosciuto in difficoltà.

Tutti elementi che rendono Borat – Seguito di film cinema un lavoro superiore al precedente: infatti, se nel primo titolo alcune gag risultavano gratuite e di una volgarità un po’ fine a se stessa, qui tutti i momenti comici hanno ben chiaro il loro obiettivo provocatorio, che riescono sempre a centrare grazie anche alle numerose idee realizzate dai due protagonisti, spesso disposti ad affrontare in prima persona situazioni imbarazzanti e persino pericolose pur di portare avanti il loro progetto satirico.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *