Cinema News — 05 dicembre 2012

La prima pellicola in cui gli attori recitano davanti ad un microfono e una cinepresa, è Il cantante di Jazz, presentato a New York nel 1927 (32 anni dopo la nascita del cinema).

L’avvento del sonoro coglie impreparato l’apparato cinematografico italiano che non è in grado di far parlare il suo cinema e proprio per questo Il cantante di Jazz viene presentato solo nel 1929.

I film sono costruiti in funzione del parlato, ma le didascalie si rincorrono così velocemente da creare confusione allo spettatore che non è in grado di seguirle (dato che il 50% della popolazione ancora legge con difficoltà).

Jacob Karol, fisico austriaco, inventò il doppiaggio: “dubbing”, secondo cui attori diversi da quelli che hanno partecipato all’originale del film, prestano a costoro la voce nell’idioma di ogni paese.

Con il doppiaggio la voce parlata viene sostituita da un’altra, nella quale i dialoghi tradotti sono recitati in una lingua diversa dall’originale.

Alcuni celebri attori di teatro italiani prestano la loro voce nei film stranieri negli anni ’30, come ad esempio Lauro Gazzolo (doppiatore di Sam Jaffe in Ben Hur e di Mammolo in Biancaneve e i sette nani), Rosetta Calavetta (doppiatrice di Marilyn Monroe in A qualcuno piace caldo).

Nel 1933 l’ingegner Salvatore Persichetti costruisce le apparecchiature necessarie per uno stabilimento di doppiaggio, la Fono Roma (oggi una delle più importanti). Il doppiaggio si afferma così raggiungendo subito alti livelli di qualità, grazie alla professionalità di questi attori.

Nella seconda metà del ‘30 gli attori che si dedicano al doppiaggio devono essere disponibili, avere una dizione perfetta e considerevoli capacità recitative, possedere una voce duttile e dai timbri particolari, insieme a una notevole capacità di controllo e a un grande tempismo, trascorrendo però intere giornate al buio e vivendo nell’anonimato.

Nel 1944 nasce la CDC, la prima importante cooperativa di doppiaggio che conta circa centocinquanta iscritti.

Con il regime fascista che vietava le pellicole straniere per evitare le contaminazione della lingua italiana e alla cultura, le majors non mandavano le loro pellicole e così il lavoro dei doppiatori diminuì.

Scomparso il regime, il 5 ottobre del 1945 viene abolita la legge sul monopolio: per questo motivo in Italia si riversano un migliaio di film da doppiare accumulati dalle majors.

Gli italiani si ritrovano nelle sale per recuperare tutti quei film persi durante gli anni della guerra, ritrovando le voci della memoria alle quali se ne affiancano altre come quella di Alberto Sordi (Oliver Hardy – Olio) e di Gualtiero De Angelis (Cary Grant).

Negli anni Cinquanta i doppiatori Ferruccio Amendola, Rita Savagnone, Giuseppe Rinaldi, Maria Pia Di Meo, Oreste Lionello hanno prestato la voce a molti attori italiani, aiutando notevolmente il nostro cinema ad espandersi.

Il 99% della produzione straniera è doppiata, ma risulta alta anche la percentuale relativa ai film italiani; di conseguenza la domanda di doppiaggio è molto sostenuta in Italia ed in costante crescita.

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