Cinema News — 11 febbraio 2013

Roma, 6 Febbraio 2013.

In occasione dell’uscita italiana di “Broken City”, il thriller diretto da Allen Hughes e distribuito da 20th Century Fox, l’attore protagonista e produttore del film Mark Wahlberg è giunto a Roma per promuovere il film. Lo abbiamo incontrato nella lussuosa cornice dell’Hotel De Russie, a due passi da Piazza del Popolo, dove l’attore, con fare serio e formale, ha parlato con preparazione del film, del filone a cui appartiene e dei suoi prossimi progetti, lasciandosi perfino andare a pronostici sulla notte degli Oscar.

Con “Broken City” torni a interpretare il ruolo di un eroe riluttante, dopo il recentissimo successo di “Ted”, dove invece eri alle prese con una commedia. Ti diverte interpretare ruoli così differenti tra loro?

Mi piace fare cose diverse. “Broken City” viene subito dopo “Ted”, dove interpretavo un uomo che aveva come migliore amico un orsacchiotto sboccato, avevo un po’ paura per la mia carriera dopo un ruolo così anomalo come quello nel film di MacFarlane (“Ted”, n.d.r.), così con “Broken City” sono tornato a un tipo di cinema più vicino a me. Film simile a quelli con cui sono cresciuto, come “Chinatown”, “Serpico” e “Il braccio violento della legge”, quelli che guardavo da ragazzino alla tv insieme a mio padre.

Ormai puoi essere considerato un attore-icona di certo cinema come quello a cui appartiene “Broken City”, malgrado altri attori che sono stati icone del passato, come Stallone e Schwarzenegger, abbiano recentemente detto che non ci sono molti eredi che possano ambire al loro status. Ti riterresti un erede di queste star?

Innanzitutto prendo questa domanda come un complimento… Comunque l’unica cosa che mi auguro è di avere una lunga carriera nel mondo del cinema. Non ho intenzione di buttarmi in politica, non m’interessa, e di certo non con l’intenzione di tornare poi indietro…

Hai intenzione di interpretare mai un ruolo da cattivo?

Quando ho iniziato la mia carriera ho interpretato proprio un cattivo, si trattava del film “Paura”. Ad un certo punto sembravo relegato proprio a quei ruoli lì, poi è arrivato per fortuna “Boogey Nights”. Quando ho letto la sceneggiatura di “Broken City” avrei dovuto proprio interpretare il cattivo della vicenda, ovvero il sindaco che poi ha interpretato Russell Crowe.

Quindi, prima intrappolato nel ruolo da cattivo, ora eroe tradito che deve ritrovare se stesso…

Si, mi piacciono molto questi personaggi, mi ci riesco ad identificare. Però i miei prossimi tre film in uscita presentano personaggi molto diversi da questo. In “Pain & Gain” di Michael Bay interpreto un body builder pazzo, in “Two Guns” al fianco di Denzel Washington sono un cowboy completamente folle e nel film su Marcus Luttrell sono un personaggio drammatico, una storia realmente accaduta.

Puoi darci qualche tua impressione sulla sceneggiatura di “Broken City”?

La sceneggiatura mi è sembrata subito molto interessante, dopo il successo di “The Fighter” ho spinto molto su questo film che molti Studios non volevano fare. Devi sapere che “Broken City” è un vero film indipendente, la sceneggiatura girava sulle scrivanie di Hollywood da diverso tempo, ma nessuna major aveva intenzione di produrlo, allora l’ho prodotto io e ho ingaggiato il regista Allan Hughes. Ho voluto evitare che gli Studios mettessero mano al film, perché inevitabilmente avrebbero cambiato qualche cosa, come il finale. Gli attori, per esempio, sono stati pagati il minimo sindacale per “Broken City”, hanno amato da subito il progetto e abbracciato la causa.

Esistono delle reali Broken cities in America?

Tutte le città degli Stati Uniti hanno problemi di corruzione, alcune città della California, per esempio, per le quali ho partecipato anche un programma televisivo in cui parlavo dell’argomento, ma anche Chicago.

Oltre a “Broken City” hai prodotto anche delle serie per la televisione come “In Treatment”, “Entourage” e “Boardwalk Empire”. C’è maggiore libertà in tv in confronto al cinema?

Dipende di quale tv stiamo parlando. La HBO, per esempio, consente di essere creativi e liberi, ma se c’è bisogno ti guidano e ti consigliano. È diverso in confronto agli Studios perché lì ti influenzano, fanno sondaggi, impongono finali per consentire la produzione di eventuali sequel. In tv hai meno tempo e meno soldi, ma questo è servito come esperienza anche per portare a termine un film indipendente come “Broken City”.

Che tipo di progetto ti attirerebbe per recitare in una serie tv?

Per ora non ci ho mai pensato. Se mai dovessi farlo lo farei solo per una stagione perché non mi voglio legare troppo a un’opera, mi piace continuare a fare cose sempre diverse. Poi, ovviamente, non posso mai dire nulla con certezza! Comunque il ruolo migliore è già stato preso e lo fa Steve Buscemi in “Boardwalk Empire”.

Ci puoi parlare del gioco dei ruoli in “Broken City”, ovvero come ti sei trovato a condividere il set con gli altri attori.

Con attori di questo livello non è mai facile lavorare, visto che hanno molta influenza sulla delineazione dei loro ruoli, ma in “Broken City” le cose sono andate bene. Io e Russell Crowe, per esempio, siamo subito andati molto d’accordo perché ci siamo messi principalmente al servizio del film. Pensa che la prima scena che abbiamo girato è stata quella dello scontro, senza neanche averla provata prima, ed è subito venuta bene. Ovviamente la rivalità che c’era tra di noi nel film non c’era anche sul set.

Il cinema d’azione oggi è molto diverso da quello di una volta. Secondo te questi film cosa ci dicono della società in cui viviamo?

Per me i film d’azione sono principalmente film d’intrattenimento. Il cinema, così come la televisione, stanno cambiando e sicuramente un giorno ci saranno film d’azione che possiederanno mire d’intrattenimento e d’impegno, ma non è ancora il momento.

In quanto produttore, cosa ci puoi dire dell’attuale problema della pirateria cinematografica?

È un gran problema, sta distruggendo tutto il settore. A Hollywood piangono soprattutto per il mercato dell’home video che ne ha risentito tantissimo. Si spera che le cose cambino con l’introduzione legale del download da internet, perché così il prezzo del noleggio o dell’acquisto di un film è minore anche per chi li produce. Pensate che non sono riuscito a farmi dare un DVD di “Ted” in anteprima per regalarlo a mia madre perché la distribuzione aveva paura che lei lo piratasse e lo mettesse su internet!

Qual è il maggior sacrificio di essere una star?

Il sacrificio maggiore è dover stare lontano dalla mia famiglia per molto tempo. Fortunatamente, però, quando sono con loro sto bene e poi ho il vantaggio che la mia vita privata non interessa ai paparazzi. Mia moglie non appartiene al mondo dello spettacolo e così se ci vedono insieme non facciamo notizia…

Durante la notte degli Oscar sembra che ci sarà un tuo duetto con l’orsacchiotto Ted…

Si, nessuno è al riparo dall’essere ridicolizzato da Seth MacFarlane, che presenta la cerimonia degli Oscar e da anche la voce all’orsacchiotto. Vedremo cosa succede. Comunque faremo anche “Ted 2”, che è il primo sequel della mia carriera.

Puoi fare qualche pronostico per la notte degli Oscar?

Secondo me vincerà “Argo”. Ben Affleck non ha ricevuto la candidatura come miglior regista e questo sta creando molto affetto e solidarietà attorno al suo film.

E su “Transformers 4” cosa puoi dire?

Ho avuto un’ottima esperienza sul set di “Pain & Gain” con Michael Bay, quello era un film piccolo, costato solo 25 milioni di dollari, sarà molto diverso in “Transformers 4”. Cominciamo a girare ad Aprile e i miei figli sono contenti… “Transformers 4” è uno di quei film per i quali i miei figli saranno fieri di me.

Roberto Giacomelli

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