Cinema News — 11 febbraio 2013

Stati Uniti, 2013

Regia: Allen Hughes

Cast: Mark Wahlberg, Russell Crowe, Catherine Zeta-Jones, Barry Pepper, Jeffrey Wright, Alona Tal, Natalie Martinez, Kyle Chandler

C’era un tempo in cui film thriller e polizieschi che trattavano di corruzione, omicidio politico e intrighi di potere andavano piuttosto in voga. Erano gli anni ’70 ed è proprio grazie a film come “La conversazione”, “Il braccio violento della legge”, “Serpico”, “Mean Streets” che grandi registi del calibro di Francis Ford Coppola, William Friedkin, Sidney Lumet e Martin Scorsese si facevano conoscere o confermavano il loro talento. Un tipo di cinema che con il passare degli anni è scomparso, forse si è ridimensionato, ibridandosi spesso e volentieri con l’action, a volte con risultati notevoli (come “Nemico pubblico” di Tony Scott), ma per lo più con opere francamente dimenticabili. Oggi Allen Hughes, regista degli apprezzabili “La vera storia di Jack lo squartatore” e “Codice: Genesi”, ci riprova e con “Broken City” e porta nella New York di oggi quelle atmosfere e quelle tematiche care a certo cinema nero americano di quarant’anni fa.

Sette anni dopo un processo per omicidio da cui è stato assolto per insufficienza di prove, l’ex poliziotto di Brooklyn Billy Taggart viene ingaggiato dal sindaco di New York Hostetler per indagare sulla moglie, sospetta di adulterio. Hostetler si trova in piena campagna elettorale e vorrebbe scoprire il nome dell’amante della consorte prima del suo avversario politico. Billy accetta l’incarico, ma da quel momento andrà a cacciarsi in una storia di intrighi e corruzione decisamente più grande di lui.

Broken City” non fa di certo dell’originalità il suo punto di forza, ma lo stile un po’ retrò e allo stesso tempo incredibilmente avvincente utilizzato da Hughes è un sufficiente palliativo a una storia che non riserva troppe sorprese. Allo stesso tempo, però, bisogna riconoscere alla sceneggiatura dell’esordiente Brian Tucker di essere particolarmente brillante, non a caso inserita nella cosiddetta “Black List”, la lista delle migliori sceneggiature americane non prodotte. L’atmosfera da vecchio noir che fa un po’ Ellroy, infatti, è merito anche dell’ottima delineazione dei personaggi e del crescendo drammatico della vicenda. Se infatti i colpi di scena del film non sono mai realmente tali perché piuttosto telefonati, il susseguirsi dell’intrigo che sta alla base di “Broken City” è decisamente accattivante: storia di tradimenti coniugali mista a corruzione politica e giudiziaria, roba che in mano a molti registi e sceneggiatori sarebbe potuta essere materiale per il solito noioso polpettone e che invece in “Broken City” funziona per il ritmo narrativo impartito. Come si diceva, i personaggi sono particolarmente ben delineati e costruiscono un arco evolutivo credibile e avvincente, dall’anti-eroe Billy Taggart, detective con diverse colpe da espiare e finito in una vicenda troppo intricata per uscirne pulito e integro, allo spregevole sindaco Hostetler, arrivista e con smanie di potere tali da renderlo vulnerabilmente sicuro di se.

Molto del merito va comunque riconosciuto agli ottimi attori protagonisti. Mark Wahlberg è particolarmente convincente nel ruolo di Taggart, uomo tormentato e fin troppo ligio al suo dovere che aderisce perfettamente sulla recitazione molto fisica dell’attore, qui in una delle sue prove più convincenti e anche produttore del film. Bravo, come spesso accade, anche Russell Crowe che incarna un viscido uomo politico che riesce funzionalmente ad apparire antipatico fin dalla prima scena in cui compare. Nel ruolo della moglie del sindaco c’è una rinata Catherine Zeta-Jones, splendida quarantatreenne tornata in un ruolo di rilievo dopo troppi anni di lontananza dagli schermi e parti di contorno.

Forse l’unica cosa che lascia un po’ interdetti in un film che altrimenti funziona piuttosto bene è la parte dedicata alla vita privata del protagonista, un po’ superficiale e con un personaggio – quello della moglie interpretata dalla Natalie Martinez di “Death Race” – che ad un certo punto esce di scena bruscamente come se fosse percepito (erroneamente) come un peso per la storia.

Forse inadatto a chi cerca azione e sparatorie a volontà da questo tipo di film, ma sicuramente da vedere per chi preferisce una storia ben congegnata e ottimamente interpretata.

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