News Serie TV — 20 dicembre 2013

La serie si svolge a Los Angeles, dove l’affermato scrittore newyorkese Hank Moody si è recato per seguire la trasposizione cinematografica del suo cinico romanzo God Hates Us All, trasformato in una commedia romantica condita da miele e parole dolci. In questa città maledetta, composta da Guru di ogni genere, rock star decadute, cocainomani miliardari, scrittori nichilisti e ragazze libertine, il protagonista dovrà cercare di ritrovare il suo talento, a quanto pare perso subito dopo aver rotto il rapporto con l’amore della sua vita, Karen, madre di sua figlia. Hank dovrà dunque dare una sistemata alla sua vita, cercando di riconquistare la sua ex compagna, essendo un padre presente per Becca (la figlia adolescente, ndr.), e provando a scrivere qualcosa che lo riporti alla ribalta nel mondo letterario americano.
Tutta questa frustrazione e rabbia repressa verranno sfogate, però, dal protagonista, nella sua ossessione per il sesso e per le belle donne, nell’alcool e ogni tanto in un qualche tipo di droga naturale. Tutte queste scappatelle e questi strappi alle regole metteranno di continuo Hank nei guai con la legge e con Karen, rendendo quasi impossibile per la figlia fidarsi di una figura paterna forse più immatura di lei.
Californication, se vogliamo, non è altro che una serie banale, basata su una trama poco originale, un’accozzaglia di esagerazioni, il racconto di una serie di eventi fuori dal comune e totalmente surreali, eppure, nonostante questi suoi difetti, è un ottimo prodotto, perchè diverte e distrae. Gli episodi sono girati bene e si mantengono tutti sulla stessa falsa riga, seguendo alla perfezione il pensiero nichilista del protagonista.
Per chi sa prendere le cose come vengono, per chi si accontenta di ridere senza porsi troppi problemi, per chi capisce che si tratta pur sempre di una serie televisiva e non di un documentario alla Super Quark, per chi non si disgusta davanti all’equazione sex-drugs-and-rock-n’-roll, ogni puntata porterà lo spettatore a desiderare di vivere una delle avventure di Hank, o almeno di prenderne parte.
David Duchovny sembra nato per recitare nei panni di Hank, anzi è talmente credibile che sembra sia lui anche fuori dall’obbiettivo. E’ uno dei più bei caratteri mai inventati e sicuramente la resa cinematografica, la profondità del personaggio, oltre che la bravura dell’attore rendono indimenticabile questo scapestrato scrittore americano, tanto che a poche puntate dall’inizio gli si è già affezionati e si pensa a lui come ad un vero amico (robe da pazzi, lo comprendo anche io!).
Hank sarà sempre supportato in tutte le stagioni, dal suo miglior amico, nonché manager, Charlie Runkle, interpretato da un bravissimo e divertentissimo Evan Handler, che riuscirà sempre nell’intento di essere l’intermezzo comico di ogni puntata. Charlie, infatti, sarà un po’ come il mister bean della situazione al quale non ne va mai bene una e gliene capitano di tutti i colori.
Insomma, se non state per prendere i voti, se non siete un’anziana signora borghese di mezz’età, e se avete più di 14’anni allora mescolate Trainspotting con Pulp Fiction, aggiungete un pizzico di Clerks e mescolate il tutto con un po’ di tette, avrete Californication, e mezz’ora delle vostre giornate sarà ben spesa in divertimento (o in porno?).


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