Cinema News — 08 luglio 2013
Orson Welles diceva che il senso di un film è sulla punta di uno spillo. La punta è quella della tastiera di un pc nel nostro caso. Così avete presente quel conflitto non di interessi ma di emozioni di quando vorreste dire a tutti qualcosa che vi piace ma nello stesso tempo non vorreste condividerlo con nessuno? Affermazione contradditoria questa dove nell’era dei social network tutto è condivisibile. La serie sul web è infatti ormai fenomeno globale. E’ ciò che mi accade nel dare notizia della prima edizione del Campi Flegrei  Webfest, che si terrà il 22-23 Ottobre 2013 presso la Roccaforte Rione Terra di Pozzuoli ed è presente sulla pagina facebook https://www.facebook.com/campiflegrei.webfest?fref=ts e sul sito http://www.faintstudios.com/campiflegreiwebseriesfest/
Di che festival si tratta?Nelle ricerche effettuate sulla rete l’aggettivo che ci viene in mente vedendo questi lavori, è cool,oppure geniale. C’è chi resta sorpreso che serie come “The Hire BMW” con il divo british Clive Owen, rintracciabile su http://www.youtube.com/watch?v=m9fgiE1JU9o restino ghettizzate solo nel cyberspazio ma nel complesso il tutto suscita meraviglia per la purezza e la sperimentazione insite nell’audiovisivo.E’ la nuova frontiera della cinefilia, basta dunque con i blockbuster o i capolavori del passato rimasterizzati come “Vogliamo vivere” di Ernst Lubitsch. Sicchè il direttore Paolo Guitto sta organizzando un festival libero e senza autocensure, dunque necessario come è peculiare in tutto quello che circola in rete. Basti pensare alla webseries del collettivo torinese Badhole Video,la cui mail è youtoo@badholevideo.com mentre il loro sito è www.badholevideo.com
Si legge badole alla piemontese e sono tutte donne che hanno iniziato nel 2001, cinque signore che realizzano serie dove parlano di lavoro e discriminazione. L’ultimo loro progetto è “Re(l)azioni a catena” giunto alla quarta puntata, di cui potete gustare un episodio su  http://www.youtube.com/watch?v=Fit-awnvMNQ
Questi registi professionisti e amatoriali tolgono quel velo di ipocrisia che c’è intorno alla doppia morale e al senso comune. Quando vedi il talento che emanano questi realizzatori su youtube ti domandi come mai non realizzano pellicole pardon immagini digitali per il mainstream. E’ il caso della statunitense “The Complex” sulle aspettative deluse di una provinciale, antropologica e irriverente verso il sogno americano.Una macchina del gusto messa al servizio di un patrimonio di immagini che alla pari di un Marcel l’Herbier impone una tecnica avventurosa e ipertecnologica, spesso sottolineata da montaggi vertiginosi.Vedere per credere.

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