Archivio film Cinema News — 10 gennaio 2014

Titolo: Capitan Harlock – Space Pirate
Regia: Shinji Aramaki
Soggetto: Leiji Matsumoto
Sceneggiatura: Harutoshi Fukui e Leiji Matsumoto
Cast: Shun Oguri, Haruma Miura, Miyuki Sawashiro, Arata Furuta, Yu Aoi, Toshiyuki Morikawa, Maaya Sakamoto, Chikao Otsuka, Ayano Fukuda, Kiyoshi Kabayashi
Fotografia:
Montaggio:
Scenografia:
Costumi:
Musiche: Tetsuya Takahashi
Produzione: Toei Animation
Distribuzione: Lucky Red
Origine: Giappone
Anno: 2014
Durata:115 min

Nel 2997 la razza umana ha ormai colonizzato gran parte dell’universo conosciuto, alla vana ricerca
di un pianeta con le stesse caratteristiche ambientali della Terra. Questa, infatti, è diventata un luogo protetto e inaccessibile a chiunque, perché difeso dall’esercito della coalizione interplanetaria Gaia.
Harlock, capitano della nave fantasma Arcadia, cercherà di contrapporsi a questo divieto e alla coalizione sovrana, tentando di attuare il piano per il ritorno alle origini dell’universo, modificando quindi il presente e eliminando Gaia una volta per tutte, così da poter permettere una nuova rinascita per l’intera galassia.

Questo è il sesto film tratto dalla serie di Capitan Harlock, il primo che la Toei Animation ci regala in CG, e per l’ennesima volta, appunto, ne riscrive nuovamente la storia.
Le differenze con l’anime sono quindi numerose e molto significative. Per esempio, in questa versione è stata eliminata la razza aliena delle Mazoniane, principali nemiche di Harlock e dell’umanità, a vantaggio della nascita di un nuovo nemico: la coalizione Gaia. Fanno capolino tre personaggi inesistenti nella serie originale e Harlock e la sua nave vengono investiti (addirittura) di super poteri.
Nonostante queste e altre differenze che potrebbero far storcere il naso agli appassionati della serie, risulta ben riuscita l’idea di non fare di Harlock il protagonista, bensì, data la sua scarsa loquacità e il suo carattere solitario, un personaggio secondario, quasi un factotum per il giovane Yama, principale protagonista del film. Così facendo, il mistero impregnerà maggiormente la figura del capitano dell’Arcadia, facendo di lui una figura mistica ai confini con l’irreale e l’epico. Questa è forse l’unica idea nuova che riesce a trasmettere qualcosa al pubblico, elevando il personaggio ad un piano superiore rispetto all’umano.
Per quanto riguarda la trama pare ben delinearsi con l’aiuto di ricordi dei protagonisti e di racconti di parte della ciurma, fino alla fine quando accadono fatti inspiegabili a beneficio del caos più totale nella narrazione stessa. Quello che si prova è un completo senso di smarrimento di fronte ad un finale incerto che delude tutti gli appassionati dell’anime. La fine, infatti, nasconde i propri messaggi e le proprie intenzioni, poiché non da allo spettatore i mezzi necessari a coglierli, dimostrando così che è stata prestata più attenzione alla resa grafica – assolutamente impeccabile, va detto – che alla narrazione.
Anche le scene d’azione, per quanto visivamente spettacolari perdono di fascino per la scarsa resa dei suoni e per l’invulnerabilità che l’Arcadia possiede e che la rende praticamente indistruttibile, danneggiando così la suspense, che si perde fin dal primo scontro a fuoco.
In conclusione il film si lascia guardare senza troppi patemi d’animo, ma arrivati al tragico (per la mancanza di spiegazioni) finale, scopriamo come l’occasione di portare sul grande schermo un eroe romantico così profondo si sarebbe potuta (dovuta!) sfruttare, forse, meglio.

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