Archivio film Cinema News — 02 Gen 2015

Regia: Francis Ford Coppola; sceneggiatura: Francis Ford Coppola, George Lucas e Rusty Lemorande; fotografia: Charles Hanawalt; montaggio: Lisa Fruchtman, Walter Murch; scenografia: Geoffrey Kirkland; sonoro: Teresa Eckton, Shawn Murphy, Shawn Murphy, John Nutt; musica: James Horner; interpreti principali: Michael Jackson (Captain EO), Anjelica Huston (The Supreme Leader), Dick Shawn (Commander Bog), Fred Apolito (Schiavo), Sheila Best (Spaceknight Dancer), Debbie Lee Carrington (Idy), Tony Cox (Hooter), Gary DePew (Major Domo), Cindy Sorenson (Geex); produzione: Walt Disney Pictures, Lucasfilm; Paese: USA; durata: 17 minuti; anno di produzione: 1986.

Nel 1960 Francis Ford Coppola fonda la casa di produzione American Zoetrope, che dà alla luce L’uomo che fuggì dal futuro (THX 1138, 1971), prima pellicola di George Lucas. Per quest’ultimo Coppola ricoprirà anche il ruolo di produttore esecutivo in American Graffiti (Id., 1973), nominato agli Oscar come miglior film e miglior regia. I ruoli si invertono nel 1986, quando la Disney decide di affidare a George Lucas la realizzazione di Captain EO, un cortometraggio musicale di genere fantascientifico con protagonista la star della musica pop Michael Jackson, in quegli anni all’apice del successo mondiale. Non si tratta di un semplice videoclip: con una durata di ben diciassette minuti, Captain EO è il video musicale più costoso della storia fino a quel momento, forte di un budget di diciassette milioni di dollari. Il soggetto è curato proprio dalla Disney e da Lucas, qui anche in veste di produttore esecutivo. Proprio in questo progetto si rinnoverà la collaborazione tra i due registi: la sceneggiatura sarà firmata da Coppola e Lucas, insieme a Rusty Lemorande, mentre la regia sarà opera dello stesso Coppola.
Un video musicale sui generis che potrebbe apparire, a prima vista, sicuramente inconsueto per il cineasta americano, ma che segna invece una sorta di ritorno alle sue origini artistiche. Prima di diventare il regista de Il padrino (The Godfather, 1972) e di Apocalipse Now (Id., 1979), Coppola era cresciuto nell’ambito della produzione di serie B di Roger Corman, per il quale aveva curato regia e sceneggiatura di Terrore alla tredicesima ora (Dementia 13, 1963). Non solo: horror e fantascienza erano già stati affrontati in Stazione spaziale K-9 (Небо зовет, 1960), di Aleksandr Kozyr e Mikhail Karzhukov, per i quali gira alcune scene. Sempre per Corman svolge poi le mansioni più disparate: dall’assistente regista per Sepolto vivo (The Premature Burial, 1962) al direttore dei dialoghi per La torre di Londra (Tower of London, 1962) con Vincent Price, dall’esordio come attore in Caccia di guerra (War Hunt, 1962) di Denis Sanders, accanto a Tom Skerrit, Robert Redford e Sydney Pollack (poi seguito da un piccolo ruolo ne I diavoli del Gran Prix – The Young Racers, 1963, di Corman) al produttore per La vergine di cera (The Terror, 1963) con Jack Nicholson e Boris Karloff, senza dimenticare la sua mansione come sceneggiatore e curatore dei dialoghi ne La città dei mostri (The Haunted Palace, 1963) con Price e Lon Chaney Jr.
Le ambientazioni fantastiche e vagamente dark di Capitan Eo non sono per Coppola, dunque, un’assoluta novità. Ci troviamo nello spazio siderale. In un futuro imprecisato, il Capitano EO (Michael Jackson) e il suo buffo equipaggio, composto da Idy, Ody e Hooter (rispettivamente due strani alieni minuti e pelosi e un essere simile a un elefantino), avvistano un pianeta sconosciuto. La voce narrante all’inizio della storia ci racconta che in un universo diviso tra bene e male, questa piccola unità è alla ricerca di nuove civiltà per portare pace e libertà. Sulla navicella troviamo anche un robot antropomorfo, che consiglia alla squadra di non avvicinarsi troppo al pianeta, altrimenti scatterà l’allarme “anti-intrusi”. Il capitano ricorda ai suoi di non fare, come al solito, la figura dei loosers, e di comportarsi bene. Tuttavia, i suoi maldestri subordinati fanno scattare l’allarme e vengono attaccati da una nave aliena. Durante le manovre per difendersi, appare in collegamento olografico i Comandante Bog (Dick Shawn), che domanda alla truppa cosa stia succedendo. Gli attimi sono concitati e la navicella, colpita dai nemici, è costretta ad un atterraggio di emergenza sul pianeta sconosciuto. Qui i nostri protagonisti vengono subito fatti prigionieri da una perfida regina, chiamata The Supreme Leader (Angelica Huston). Ma ecco che Micheal Jackson/Captain Eo informa la regina di avere un regalo per lei, un regalo “non solo da vedere, ma anche da ascoltare”. E, finalmente, comincia la canzone, con tanto di balletto coreografico in puro stile Jackson: le evoluzioni danzanti della popstar trasformeranno le guardie della regina in ottimi ballerini, e sarà proprio lei che durante il brano e il fantasmagorico e travolgente ballo, diventerà una donna buona e bellissima. Sulle note di We Are Here To Change The World e Another Part Of Me, l’equipaggio lascerà il pianeta, pronto per una nuova benefica missione.
Siamo, in Captain EO, decisamente più dalle parti di Lucas che di Coppola. L’habitat di riferimento, in cui troviamo mondi fantastici popolati da creature bizzarre, è infatti quello di Guerre Stellari (Star Wars, 1977), come anche il substrato tematico della liberazione degli oppressi e dell’eterna lotta tra bene e male, culminante col consueto lieto fine. D’altro canto, non potrebbe essere altrimenti, dato che questo costosissimo cortometraggio fu pensato per essere proiettato nei parchi Disney di tutto il mondo. Ciò che si deve a Coppola, tuttavia, è l’attenzione alla storia, concisa e piena di ritmo, che in diciassette minuti riesce non solo rendere coerente l’avventura dei personaggi, ma ad evocare le regole dell’universo in cui gravitano. Certamente, il regista poté sfruttare in pieno i mezzi forniti dalla generosa produzione per inventare quell’insieme di effetti speciali (molto coinvolgente risulta l’inseguimento della nave spaziale) e di scenografie futuristiche che non aveva potuto realizzare nell’ambito della collaborazione con Corman. Se vogliamo trovare, poi, un elemento di continuità con la precedente filmografia del regista, dobbiamo soffermarci sulle atmosfere tenebrose che pervadono quasi tutto il video. Siamo letteralmente nelle tenebre dello spazio, in un contesto in cui il Capitano EO e i suoi fedeli e simpatici ufficiali si trovano, seppur nell’edulcorata e divertente leggerezza di casa Disney, in una situazione di smarrimento e paura. Un carattere comune, infine, alle tematiche affrontate da Lucas e Coppola, è quello del riscatto. L’intero equipaggio, in missione per il bene dell’universo, è considerato dal loro superiore, il comandante Bog, un gruppo di inetti e di scansafatiche. Nonostante questo, l’avventura termina con un trionfante lieto fine e la missione è portata a termine.
Il progetto di Captain EO è quindi un’opera su commissione, che la Disney affidò al regista potendo contare sulla fama che Coppola aveva raggiunto con i suoi precedenti capolavori, per accrescere ancor di più l’aura di Michael Jackson. Più che un progetto Disney, infatti, Captain EO sembra essere una magica estensione dei valori di cui la star del pop era portatore negli anni Ottanta: idolo di famiglie, bambini e adolescenti, proveniente dalla problematicità della comunità nera da cui si era emancipato, infine emblema del mainstream più blasonato e commerciale. L’ennesima dimostrazione dell’estrema poliedricità di un cineasta che nel 1986, dopo una ventennale carriera, aveva raggiunto le vette più alte nel triplice ruolo di regista, sceneggiatore e produttore.

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