Archivio film Cinema News — 02 Ottobre 2019

Hollywood da sempre rappresenta il mito del falso, dove le bugie sono in grado di splendere come sogni, anzi come bellissimi sogni!

Il trucco(nel senso di maquillage ma anche di effetto speciale), è la linfa che alimenta le sue arterie.

Quello che piace di Hollywood è quella sua propensione al grandeur, la potenza del falso ciarlatanesco(Orson Welles docet!) mescolata alla tenera malinconiadel sogno eterno.

Quentin Tarantino con Once Upon a Time in… Hollywood prosegue il suo percorso di falsificatore storico, rivelando sempre più sfacciatamente i meccanismisottesi alla fabbricazione di immagini ed emozioni, in cui ovviamente il dato reale ne esce alterato per eccesso e mai per difetto.

La sua è una Hollywood-Babilonia affollata di facce isteriche, corpi esaltati e piedi(sporchi), in cui il gusto citazionista resta sempre più all’ombra di una riscrittura teoretica del linguaggio visivo. E’ davvero esile per questi motivi il grado di separazione tra il suo cinema e quello di Godard, autore a cui Quentinsi fa sempre più vicino in un lavoro di scoperchiatura non più e non solo dei generi ma del visibile tout court, creando un amalgama in cui la scrittura si fa immagine e l’immagine si fa scrittura.

Il 1969 anno chiave per letture storiche, politiche, sociali, giornalistiche e culturali è il grimaldello che forza i perimetri dell’ortodossia narrativa, in cui tutto perde i propri connotati originali per farsi nuovo testamento pop-post-pulp, un anti-manifesto irridente e beffardo ma capace di contenere momenti di autentica commozione,come il dialogo sul set tra Rick Dalton e la bambina.

Senza i lacrimoni dell’operona furba e passatista, C’era una volta… Hollywood è una straordinaria messa a punto del linguaggio filmico tarantiniano(e americanoin genere), dove sotto le emozioni pulsanti del trucco-sogno di ri-vedere Sharon Tate, Bruce Lee e Steve McQueen mescolati a personaggi di invenzione o sovrappostia odierne identità attoriali, si scatenano laceranti riflessioni sull’oggi.

L’opus n. 9 di Tarantino, presentata in anteprima mondiale al festival di Cannes, è un crocevia tra la beffa storica e la riflessione sugli strumenti odierni per leggere e interpretare il passato, che dire.. fra qualche annovedremo mai le sue Historie(s) du Cinéma?

voto: 9

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