Archivio film Cinema News — 08 Gennaio 2022

Con l’incanutirsi degli assi da farsa natalizia pare che il cinema italiano abbia
definitivamente mandato in pensione il cinepanettone, preferendovi degli istant-
movie atti a sfruttare il successo televisivo e web di neo-cabarettisti. Quest’anno è
toccato al Milanese Imbruttito di Germano Lanzoni.
In controtendenza è nato però, da pochi anni, un nuovo prodotto natalizio all’italiana
che guarda al cinema per famiglie e al fantasy d’oltreoceano, opportunamente
mescolati alla commedia se non propriamente al comico puro.
Forse l’apripista è stato La Befana vien di notte di Michele Soavi (attualmente in sala
il prequel) abitato da una certa dimensione dark in grado di contraddistinguerlo dai
titoli successivi.
Oggi invece tra mostri della cripta e famiglie mostruose arriva Alessandro Siani che
da Troisi abusivo si fa sempre più commediante caciarone con ambizioni fiabesche,
inserendo prepotentemente i cliché più frusti della napoletanità in una confezione
familista da consumare frettolosamente sotto l’albero.
Chi ha incastrato Babbo Natale? uscito a breve distanza da Io sono Babbo Natale di
Edoardo Falcone, si pone come antitesi al bonario candore che avvolge la coppia
Proietti/Giallini sbragando in monologhi tirati via e tristi calembour che si
palleggiano senza posa Siani e De Sica.
Siani autore/interprete dopo aver già puntato al suo “capolavoro” con il precedente Il
giorno più bello del mondo (stucchevole favola comico-paranormale), sguazza in
effetti speciali alla pummarola ritagliandosi il solito ruolo del napoletano scroccone a
fianco di un panciuto De Sica versione Santa Claus, il quale desicheggia a pieni giri
già nei primi minuti di film, ballando e cantando Jingle Bells con movenze e
intonazione da crooner.
Diletta Leotta fa la nipote di Babbo Natale (sic), mentre il ruolo della Befana tocca ad
Angela Finocchiaro e ci scappa persino un flirt tra la vecchina del carbone e il
pancione rossovestito!
Tutto è precotto e immangiabile dalle battute al sentimentalismo finale che possiede
il sapore di un Nino D’Angelo d’annata, mentre le citazioni si sprecano da La storia
di Babbo Natale – Santa Claus di Jeannot Szwarc a Manolesta di Pasquale Festa
Campanile.

Quello di Siani è un cinema che si vorrebbe povero ma bello ma tirando le somme è
solamente brutto e poverissimo (di idee), figlio più di Striscia la Notizia che di un
certo bozzettismo teatrale partenopeo.
In una quasi totale assenza di gag fisiche e senza un minimo sfogo scatologico, il
corpo-comico soccombe sotto la logorrea dialettale, attraverso un’estenuante sequela
di monologhi gergali.
Se il pecoreccio è praticamente morto, il trash non è più programmatico ma decisamente involontario.

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