Archivio film Cinema News — 24 giugno 2017

Titolo: Civiltà Perduta (The Lost City of Z)
Regia: James Gray
Sceneggiatura: James Gray
Cast: Charlie Hunnam, Robert Pattinson , Sienna Miller, Tom Holland, Franco Nero, Angus Macfadyen
Fotografia: Darius Khondji
Musiche: Christopher Spelman
Scenografie: Jean-Vincent Puzos
Produzione: Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Antony Katagas, James Gray, Dale Armin Johnson
Nazionalità: Usa
Anno: 2016
Durata: 140 minuti

 

Sei settimane fra caimani, serpenti, insetti, inondazioni, nel caldo umido soffocante della foresta pluviale – tanto rigogliosa quanto inospitale – della Colombia. Così il regista James Gray è riuscito a ricreare l’atmosfera di quell’Amazzonia che è stata lo scenario delle epiche spedizioni dell’esploratore inglese Percy Fawcett (1867-1925), inghiottito dalla foresta che tanto amava insieme al figlio maggiore Jack. Una fine misteriosa, che ha contribuito a creare la leggenda di questo ufficiale britannico, chiamato a mappare l’Amazzonia dalla Royal Geographical Society per fini strategici e politici e infatuatosi dell’idea che la foresta nascondesse le vestigia di una civiltà perduta ed evoluta, quella che lui chiamo Z.

Civiltà Perduta unisce abilmente il biopic all’avventura, raccontando fondamentalmente la storia di un uomo in cerca di rivalsa. Fawcett (un ottimo Charlie Hunnam) era un militare di carriera in un’Inghilterra in cui i legami familiari e le relazioni condizionavano la posizione sociale. Aveva una moglie, Nina (Sienna Miller) bella e indipendente, era dotato di talento e proveniva dall’ambiente giusto, ma aveva una pecca: il padre era molto alcolista. Un disonore, che Percy cercò di riscattare accettando la missione in Amazzonia, un’impresa difficile disdegnata da altri. Nella foresta, i bianchi morivano come mosche: quando non erano le febbri o gli animali selvatici a ucciderli, ci pensavano gli Indios ostili e persino la fame. In un ambiente così florido, in realtà, procurarsi il cibo era complicato come nel deserto. Nelle varie spedizioni in Amazzonia, realizzate a partire dal 1906 Fawcett è affiancato da James Costin, un avventuriero interpretato da un irriconoscibile Robert Pattinson barbuto, che insieme a Hunnam ha lavorato in un set dalle condizioni estreme («Charlie e io eravamo coperti di pulci e sabbia tutto il giorno», ha dichiarato l’attore di Twilight).

Fu abile, ma anche maledettamente fortunato, Percy Fawcett. Riuscì sempre a tornare a casa vivo. Pronto a convincere la società londinese che conta delle bontà delle sue idee, facendosi finanziare i suoi viaggi. Un aspetto interessante che il film evidenzia è l’approccio verso gli indigeni dell’esploratore. In un’Inghilterra razzista d’inizio Novecento che considerava gli Indios come dei selvaggi, incapaci di esprimere una qualsivoglia forma di civiltà, Fawcett si batté per dimostrare il contrario. E non solo con un approccio da archeologo, ma anche da antropologo. Nei suoi viaggi, cercò il contatto pacifico con gli indigeni, tentò di dialogare e di farsi accettare, senza temere di finire vittima di cannibalismo.

Avvalendosi di una sceneggiatura ispirata al romanzo del giornalista David Grann, che ha cercato di ripercorrere in Amazzonia le orme di Fawcett in Amazzonia, James Gray ci propone un biopic equilibrato, che alterna i momenti inglesi della vita dell’esploratore alle sue imprese nella giungla. Inclusa la sua ossessione per Z, la città misteriosa, che sarà la causa della sua fine. Non c’è solo l’avventura, gli indigeni, la foresta dai mille pericoli. C’è anche il rapporto di un giovane uomo con la sua famiglia, con la moglie e i figli che è costretto a lasciare durante gli anni delle spedizioni, le conflittualità che sorgono quando la figura paterna è un eroe assente. Jack (interpretato da adulto da Tom Holland) vive con amore e odio la passione del padre per l’Amazzonia, ma finisce per partire nel tragico viaggio finale con lui, per recuperare la relazione mai avuta con il padre.

Il film ricostruisce con realismo l’Amazzonia di Fawcett, e non mancherà di piacere a chi già conosceva la vita dell’esploratore, ma anche a chi lo scopre per la prima volta sul grande schermo. Il cast è ottimo, e segnaliamo anche un bel cammeo di Franco Nero nei panni di un fazendero brasiliano, il barone de Gondoriz, installatosi nella foresta ai margini della civiltà come il colonnello Kurtz di Apocalypse Now.

Un’ultima curiosità: dal 1928 in poi, varie spedizioni in Amazzonia tentarono di ritrovare Percy Fawcett e suo figlio Jack, alcune scomparendo nel nulla e contribuendo ad alimentare il mito dell’esploratore britannico e della sua città perduta di Z.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.