Archivio film Cinema News — 24 gennaio 2014

Class Enemy di Rok Biček, nuovo talento del cinema europeo, approda al 25° Trieste Film Festival mercoledì 22 gennaio (la proiezione è fissata alle 18.00 in Sala Tripcovich). Il capolavoro del giovane regista sloveno, da molti paragonato al miglior Haneke e premiato a Venezia, sarà poi distribuito nelle sale dalla Tucker (già presente al Festival triestino con altri due titoli: Parole povere di Francesca Archibugi e The Special Need di Carlo Zoratti).

Slovenia, oggi. Un liceo come tanti. Una classe come tante. Una quotidianità come tante. Ma è davvero tutto così ordinario, così regolare? È davvero tutto così tranquillo, sotto la patina di normalità? Basta l’arrivo del nuovo professore, il durissimo Robert (uno straordinario Igor Samobor, superstar del cinema sloveno!), per innescare un violento corto circuito: didattico, prima, e umano, poco dopo, quando la tragica morte di una studentessa devasta gravemente gli equilibri. Il dolore dei ragazzi si traduce immediatamente in rabbia e la rabbia, alimentata da interrogativi esistenziali troppo difficili da affrontare, si traduce in caccia: caccia al colpevole, caccia al nemico. Una scorciatoia emotiva che impatta, fatalmente, contro il nuovo professore: il colpevole perfetto, il nemico perfetto.

Come finirà la guerra? Cosa porterà e quanto costerà, a ciascuno, quell’atto di cieca ribellione? Esplorando le zone d’ombra che separano i torti dalle ragioni, i buoni dai cattivi, i vincitori dai vinti, la partitura di Class Enemy smonta gelidamente le certezze più categoriche e invita a riflettere, tanto gli adolescenti quanto gli adulti, sulle sfumature. Perché il bianco e il nero esistono soltanto sulle tavolozze dei pittori.

«Mi sembra importante – commenta Rok Biček – poter parlare, attraverso l’arte cinematografica, di temi che riflettano sia la società nazionale che quella mondiale. In Class Enemy ciò traspare nel microcosmo dei ragazzi delle medie superiori: una generazione estremamente vulnerabile e, in quanto tale, propensa ad assorbire quel che le succede intorno, sia a livello conscio che inconscio. La rivolta degli studenti contro il sistema scolastico, simboleggiato dal severo professore, è l’immagine riflessa dello scontento sociale globale, che sfrutta ogni (in)giusto motivo per ribellarsi contro le norme vigenti. Nel racconto, queste situazioni estreme descrivono il baratro tra due generazioni molto diverse tra loro».

Sin da studente, Rok Biček (1985) ha manifestato nei suoi lavori una determinatezza alquanto rara, espressa attraverso un esplicito entusiasmo e una predilezione per le inquadrature lunghe e per un unico piano sequenza, a cui si aggiungono la sottigliezza nella scelta dei colori e dei soggetti. Questi vengono narrati quasi sottotono, senza forzature ma allo stesso tempo in modo sempre sorvegliato. Seguendo la scia degli autori cinematografici che lo hanno ispirato (come ad esempio Haneke, Mungiu e Zvyagintsev), Biček gioca con il pericolo in agguato nei dettagli quotidiani della vita.

Un’ultima annotazione: lo splendido manifesto italiano di Class Enemy porta, come altri film della Tucker (per esempio In Another Country e Rumore bianco), la firma dell’illustratore Guido Scarabottol

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