Archivio film Cinema News — 02 Aprile 2019

Un cavallo viene sgozzato, poi macellato, la sua carne finisce nel piatto e noi la mangiamo. Noi siamo quella carne, noi siamo animali.

Questo raccontano le immagini che aprono Carne, mediometraggio di Gaspar Noè, a cui segue una straziante storia di paura e desiderio tra un macellaio e la propria figlia.

Noè dimostra fin dagli esordi di essere un autore maledetto, un Artaud del cinema punk contemporaneo, sottolineando l’intrinseca bestialità che abita il genere umano, non tanto come vizio ma come valore assoluto di ordine genetico.Se Carne e il successivo lungo Seul contre tous erano l’estremizzazione punk del melodramma popolare alla Carné o alla Renoir, il recente Love è la riscrittura perimetrata, entro i limiti del racconto mèlo, di una rappresentazione pornografica che diventa atto d’amore estremo.

Com’è ancora possibile per Noè raccontare qualcosa oltre il limite massimo raggiunto dalla drammaturgia hardcore, o dalla soggettiva vaginale? (Enter the Void)

E’ chiaro che il suo cinema è ormai giunto ad un Climax, a un’apertura massima di narrazione filmica e di rappresentabilità del corpo umano/bestiale.

Allo scorso Festival di Cannes è stata presentata la sua ultima opera, in cui la storia viene totalmente annullata dall’attività corporea e corporale del profilmico.

Climax non è soltanto il capolavoro assoluto di Noè, ma soprattutto il suo lavoro meno volutamente provocatorio (dimentichiamo il facile sadismo presente in Irréversible) in cui il cinema vive solamente in funzione dei corpi in azione.

Un gruppo di ballerini, nella Francia degli anni 90, si rinchiude in uno spazio isolato per una festa, che a causa di una sangria drogata si trasformerà in un vero inferno.Questa è la brevissima sinossi a cui lo spettatore bramoso di storie si può appellare, oltre non c’è nulla se non l’esasperazione motoria dei corpi ripresi in
costante movimento tra lunghe coreografie disco, funzioni corporali, copule bisex e violenze fisiche.

Climax è un autentico teatro della crudeltà montato come un musical alla mescalina, dove anche la morte è coreografia umana di un corpo esausto, abusato
e sfrangiato dalla propria prostituzione performativa.

L’Incipit presenta i volti dei protagonisti intrappolati nello schermo TV mentre vengono intervistati, e ai lati del supporto video campeggiano vhs di capisaldi
della Storia del cinema.

Il cinema non ha più bisogno di farsi racconto, pare una banalità ma Noè ce lo conferma con notevole precisione teorica.

I performer non possono più essere costretti nei limiti di un’inquadratura, galeotti di un découpage e di una storia, non più schiavi del mezzo tecnico-espressivo ma scaturigine del movimento filmico stesso.

Nell’anno di Suspiria (mentre Guadagnino è intento a sbertucciare la Storia e a farne sterile cornice), Climax si eleva come assoluto manifesto danzereccio di cinema contemporaneo, straordinario conato coreografico quale doppione oppositivo dell’altro capolavoro musical 2018: Il ritorno di Mary Poppins.
Noè ha realizzato il suo Flesh-dance, che ha entusiasmato sia Cannes che il Tohorror.

Voto: 9

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