Cinema News — 11 ottobre 2012

TITOLO : Codice Genesi

ANNO: 2010

DURATA: 117 minuti

GENERE: Azione,drammatico, thriller

REGIA: Albert e Allen Hughes

CAST: Denzel Washington, Gary Oldman, Mila Kunis.

TRAMA : Dopo un evento apocalittico il solitario Eli attraversa i resti di un’ America desolata, portando con sé un libro che potrebbe salvare l’umanità: l’ultima Bibbia rimasta (tutte le copie sono state bruciate poiché ritenute la causa della catastrofe). Per portare a compimento il viaggio nel mondo devastato che lo circonda, ma anche nei meandri della propria fede, Eli sarà costretto a combattere e a uccidere tutti coloro che vogliono impossessarsi della Bibbia per suggestionare il popolo e assumerne il controllo tra i quali il dittatore e criminale Carnegie.

RECENSIONE: Un film che dice molto più di quanto non appaia. I fratelli Hughes hanno inserito numerosi elementi che lo rendono incredibilmente profondo e in grado di sollevare interrogativi su parecchi aspetti della modernità.La figura del viandante, Eli, di cui non si sa nulla e non si saprà quasi nulla nemmeno dopo i titoli di coda, è quella del pellegrino con una missione da compiere e un cammino da rispettare (ripete spesso “resta sul tuo cammino”), il quale è più importante di qualsiasi altra cosa. Persino quando si trova di fronte a soprusi commessi ai danni dei più deboli, Eli non interviene, rischiando di passare a primo impatto da egoista e superficiale.

Nel mondo post apocalittico ritratto dagli Huges, vige la legge del più forte. I beni materiali scarseggiano, persino quelli di prima necessità, e la vita umana vale molto meno di una borraccia di acqua pulita. Non è raro quindi imbattersi in situazioni in cui bande di criminali aggrediscono i (pochi) viaggiatori per derubarli, o, nella peggiore delle ipotesi, mangiarli.

Il paesaggio post-nucleare è raccapricciante, la natura non ha colore, i raggi ultravioletti sono così intensi da constringere chiunque a proteggere gli occhi con occhiali da sole per non restare accecati.Solo l’incredibile sguardo di Mila Kunis riesce ad essere più penetrante della luce del sole. Nei panni della giovane Solara, schiavizzata, come tutti, dal perfido Carnegie, padre padrone di una delle poche oasi nel deserto, è lei l’artefice principale della metamorfosi del protagonista.

Eli, durante il suo viaggio verso ovest, è costretto a soggiornare nel villaggio di Carnegie, il quale, essendo l’unico a conoscere una delle poche fonti d’acqua rimaste, lo tiene in pugno comportandosi come un despota post moderno. Percorrere la strada verso un indefinito ovest, richiama alla mente un altro famoso viandante solitario, quel Christopher McCandless che affermava: “Non dovremmo negare che l’essere nomadi ci ha sempre riempiti di gioia. Nella nostra mente viene associato alla fuga da storia, oppressione, legge e noiose coercizioni, alla liberà assoluta, e la strada porta sempre a Ovest”.Proprio durante il suo breve soggiorno, Eli, portatore di un’antica Bibbia di re Giacomo, unico esemplare rimasto al mondo, è costretto a confrontarsi con il tiranno, che la sta cercando disperatamente per servirsi della parola di Dio, con lo scopo di assoggettare completamente i pochi superstiti rimasti in vita. Il pensiero, inevitabile, è quello diretto al fanatismo religioso, all’utilizzo della fede per intrappolare i cuori dei deboli e dei bisognosi.

Non è un caso che nella prima scena in cui appare, Carnegie viene ritratto mentre legge una biografia di Mussolini.Il despota capisce che la mera dipendenza materiale non è sufficiente per rendere fedeli le persone, mentre il potere della fede, in un mondo nel quale Dio non è contemplato, può essere devastante. In questo senso la figura di Eli esprime un concetto di fede diametralmente opposto. Illuminato da essa, Eli vuole che la parola di Dio venga diffusa proprio per lanciare un messaggio di speranza e liberare i cuori dalle tenebre dell’oscurità.

Durante il loro primo incontro, Carnegie chiede ad Eli, “Tu leggi?”, il viandante, che da oltre trent’anni legge quotidianamente di continuo solo la Bibbia che porta con sé, risponde “Ogni giorno”. A quel punto Carnegie, che puntualmente fa bruciare tutti i libri rimasti in circolazione, commenta “nonostante non siamo più giovani, noi siamo il futuro”. In una realtà in cui l’analfabetismo regna incontrastato, attraverso il predominio religioso e culturale le menti possono essere facilmente incatenate. Se volessimo ampliare il concetto della lettura come potente arma di apertura delle menti, il paragone con la nostra epoca sarebbe presto fatto. Nonostante la nostra civiltà vive in un’Era di benessere materiale senza precedenti nella storia, l’avidità, il materialismo e il nichilismo hanno una radice comune: la perdita dei valori morali e religiosi accompagnata da un disinteresse totale per la cultura. In questo senso la metafora finale del film è assolutamente sublime. La diffusione della bibbia di Eli, avviene da quello che nel mondo precedente rappresentava un luogo di prigionia, stavolta fisica: Alcatraz.

I dialoghi del film spesso possono apparire banali, scontati, con Eli che, diffondendo il Verbo, predica degli insegnamenti che nel nostro mondo consideriamo ormai meri cliché. Alcuni esempi possono essere “c’è sempre una scelta” in risposta a Carnegie, o la risposta a Solara che afferma di odiare il posto in cui è cresciuta, “allora cambialo”. Il messaggio in questione rappresenta un messaggio d’amore, parallelo a quello che un eroe nostrano, Paolo Borsellino, ha voluto mandare nel corso della sua vita: “Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare”.

Immancabile la critica al mondo moderno.Nel descrivere la realtà pre-apocalittica a Solara, Eli afferma senza mezzi termini che “avevamo più di quanto ci occorresse”, chiaro riferimento ad una realtà come quella odierna dove il desiderio di consumo ci ha reso ciechi e incapaci di apprezzare cose davvero importanti, come il valore dei rapporti umani (l’amicizia per la quale Eli ha persino accettato che il prezioso libro cadesse nelle mani del tiranno) o della vita stessa.Un profeta moderno, quello incarnato da Denzel Washington, incaricato direttamente da Dio a diffondere la propria Parola sulla Terra, ridotta a un’immensa Gomorra. La scena in cui Carnegie spara ad Eli è una chiara metafora della crocefissione di Cristo. Nell’esatto momento in cui la pallottola colpisce Eli al costato (così come la Lancia di Longino colpì Gesù), sullo sfondo un fulmine squarcia il cielo, e subito dopo Carnegie schernisce Eli affermando: “che vi avevo detto? È soltanto un uomo, dov’è la tua protezione adesso?”

In un film in cui l’introspezione è il tema principale, il finale non può essere quello “solito”. Non c’è una storia d’amore tra due protagonisti, non c’è un finale in cui l’eroe sconfigge materialmente l’antieroe e tutti i bruti riportando la pace e la giustizia. La fine di Carnegie è di quelle che lasciano senza parole, con di fronte a lui il libro che ha sempre desiderato ma che è incapace di leggere, mentre il suo mondo si sgretola di fronte ai suoi occhi. Solara, compreso il senso della dottrina cristiana che Eli ha cercato di trasmetterle, si rimette in marcia verso casa con l’intento di creare una realtà migliore. Infine, il Verbo di Dio che viene diffuso dall’ex carcere di Alcatraz grazie alla stampa. Un Verbo diretto solo a coloro che sono degni di ascoltarlo e apprenderne il significato.

FRASE: “Le persone avevano molto più di quel che necessitavano. Non avevamo idea di cosa fosse prezioso e cosa no. Buttavamo via cose per le quali la gente oggi si uccide.”

GIUDIZIO COMPLESSIVO : 7+

Daniele Dell’Orco

(3) Readers Comments

  1. Gary Oldman…regge la scena da solo come pochissimi attori, sia da protagonista che da antagonista.

    • Sì, sono d’accordo…

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