Archivio film Cinema News — 20 Settembre 2014

Titolo originale: The fault in our stars

Regia: Josh Boone

Soggetto: tratto dall’omonimo romanzo di John Green

Sceneggiatura: Scott Neustadter; Michael H. Weber

Cast: Shailene Woodley; Ansel Elgort; Nat Wolff; Laura Dern; Sam Trammell; Willem Dafoe

Fotografia: Ben Richardson

Montaggio: Robb Sullivan

Scenografia: Molly Hughes

Musiche: Mike Mogis; Nate Walcott

Produzione: Temple Hill Entertainment

Distribuzione: 20th Century Fox

Nazionalità: USA

Anno: 2014

Durata: 125 min

 

Hazel Grace Lancaster è una sedicenne sopravvissuta a un primo cancro alla tiroide che ha in seguito attaccato anche i polmoni. Il peggio sembra passato, ma come sempre il rischio di metastasi è sempre in agguato. Incentivata dai genitori a seguire un gruppo di supporto per sopravvissuti al cancro, lì incontrerà il diciottenne Augustus “Gus” Waters, ex giocatore di basketball che ha perso una gamba a causa dello stesso male, e il suo amico Isaac, rimasto colpito agli occhi. Tra Hazel e Gus nascerà subito un forte legame che, senza lasciare spazio alle sorprese, si evolverà in qualcosa di più.

Il film è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di John Green (il sesto per l’autore), recepito entusiasticamente dal pubblico, tanto da essere numero uno nelle (pre)vendite Amazon nel Giugno 2011 a pochi giorni dal suo annuncio: il libro, infatti, uscirà solo sei mesi dopo, il 10 Gennaio 2012. Un successo tale non poteva passare inosservato ad Hollywood, che ha affidato la realizzazione della pellicola a Josh Boone, regista ancora ai suoi primi lavori.

Per quanto il cinema voglia cercare di essere un’evasione dalla realtà, ogni tanto incontriamo lavori come questo che, invece, ci calano fin troppo dentro le sue più oscure crepe. Storie vere, che la maggior parte delle persone non conosce e che vengono vissute nel silenzio e nella riservatezza dei nuclei familiari. Ai temi grigi fa da contraltare una fotografia luminosa e colorata (colori caldi, pastello, di quelli che ritroviamo sempre nelle camerette dei bambini o nei reparti infantili dell’ospedale: quasi a volerci ricordare la giovane età dei soggetti protagonisti). Tra i due attori c’è chimica, lo si vede, e formano una bella coppia, della quale sarà difficile non affezionarsi: l’integrazione tra i due risulta alquanto spontanea e naturale. Nel cast c’è anche un grande (e cattivo) Willem che mi ha ricordato molto Dr. House per come è stato truccato.

Come sempre, cercare di trasmettere un sentimento sul grande schermo è impresa tronca se non si ricorre alle musiche: la colonna sonora calza a pennello ed è studiata meticolosamente per le scene clou.

Un film di pregevole fattura, che riesce a far riflettere sulla metabolizzazione del dolore e su una delle strade più brutte che la vita possa riservarci.

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