Cinema News — 09 gennaio 2013

TITOLO: “Confessioni di una mente pericolosa”

ANNO: 2002
REGIA: George Clooney
CAST: Sam Rockwell, Drew Barrymore, George Clooney, Julia Roberts, Rutger Hauer, Maggie Gyllenhall
Chuck Barris è un conduttore e produttore televisivo statunitense. Chuck Barris è un sicario della CIA.
La doppia vita gli ha causato una forte depressione, che lo spinge a mettere per iscritto le sue confessioni.
Siamo nel 1981, lui trasandato e completamente nudo al centro della stanza d’albergo dove si è barricato, lei una sagoma misteriosa – se non che quel mento può essere solo di Drew Barrymore – che bussa alla porta.
Inizia così il debutto alla regia di George Clooney, dopo varie false partenze e interessamenti della produzione verso altri registi, come David Fincher (a proposito David, un remake? No, eh?). La sceneggiatura porta la firma di Charlie Kaufman, garanzia di qualità e complessità dopo l’alternanza tra Spike Jonze e Michel Gondry per “Essere John Malkovich”, “Human Nature”, e “Il ladro di orchidee” (due anni dopo arriverà l’Oscar per “Eternal Sunshine of the Spotless Mind). Trattandosi di autobiografia, l’attento Clooney sceglie per i titoli di testa lo stesso carattere tipico delle macchine da scrivere, e una fotografia satura per raccontare i fatti risalenti a cavallo degli anni ’60 e ’70.
Il protagonista è interpretato da Sam Rockwell, su di giri e a proprio agio nei panni di questo personaggio eccentrico e bipolare realmente esistito, nato nel 1929 e tuttora tra di noi (il ruolo gli è valso l’Orso d’argento al Festival di Berlino del 2003). Chuck Barris è affascinato dal dorato mondo della televisione, e grazie alla sua scaltrezza passa rapidamente da guida degli studi NBC a vero e proprio amministratore. Quando sembra arrivare la svolta decisiva della sua carriera però qualcosa va storto, e si ritrova senza lavoro. Qui si inserisce il personaggio di Jim Byrd dei servizi segreti (ruolo che Clooney serba per se stesso), che approfitta dell’occasione per fare la sua “proposta indecente” di “risoluzione dei problemi” a Barris, a metà tra l’inquietante e l’affabulatorio. Baffi posticci a parte, Jim Byrd rappresenta un pericoloso Mefistofele minaccioso ma irresistibilmente tentatore.
Da qui inizia la discesa agli inferi di Barris, che fa da contraltare ai numerosi format di successo che comincia a inanellare (a lui dobbiamo, tra gli altri, “Il gioco delle coppie”, “Tra moglie e marito” e “La corrida”). E mentre vediamo come vive con sadico divertimento le penose scene che architetta per la tv (l’anticamera di quella cattiva tv che amiamo tanto copiare, per la regola aurea di adeguarsi sempre al peggio), seguiamo la sua delirante deriva omicida in una totale assenza di contrappasso. Egli non si preoccupa, non ha una morale, è solo perennemente irrequieto e mai appagato.
Il Clooney regista appare molto sicuro dei propri mezzi, sa quello che vuole, ed è determinato ad ottenerlo. Non manca di una vena ironica, forse influenzato dall’amico e sodale in affari Steven Soderbergh, che si sarebbe potuta rivelare un boomerang e invece viene dosata molto bene. Come è azzeccato il residuo minutaggio dedicato alla femme fatale Patricia Watson (Julia Roberts), alla quale bastano poche scene per mostrare gli artigli (apparentemente) letali. Simpatici i camei di Brad Pitt e Matt Damon, camuffati con look seventies nei panni di due concorrenti di “Appuntamento al buio” (si sa, erano gli anni di Ocean’s Eleven e Twelve, ed erano un’allegra brigata).
Chuck Barris ha dato il via a quell’entertainment che solletica gli istinti più bassi, ma nel film non c’è una palese critica all’assenza di etica, né tantomeno una denuncia sociale verso le operazioni borderline dei servizi segreti. Qui assistiamo solo al racconto di una mente senza dubbio fantasiosa e acuta, dove il crescendo di eccessi e colpi di scena mina irrimediabilmente l’attendibilità delle sue parole. L’unico momento di lucidità arriva al minuto 71: la sua coscienza si libera dall’egocentrismo e riesce a prendere il sopravvento per pochi istanti, sottoforma di una splendida ragazza dagli atteggiamenti melliflui di una sirena, tant’è che si affaccia dal bordo di una piscina. E si rivolge a Barris con le seguenti parole: “Ciao, immaginavo che fossi tu. Beh, sono felice di conoscerti, ho visto La Corrida. Ti trovo l’essere più insidioso e più spregevole del mondo dello spettacolo. Come osi imporre al mondo le tue ripugnanti vedute sull’umanità? Sfottere dei poveretti senza speranza che chiedono solo un po’ di attenzione nella vita, distruggerli… Sono comunque persone, meritano comunque un po’ di rispetto e compassione. Chi cavolo sei? E cosa cazzo hai mai fatto per elevarti al di sopra delle patetiche masse? Ah sì, certo, hai creato il gioco delle coppie… wow! Siamo al livello della Cappella Sistina…”
Chuck Barris è un cinico pentito. Chuck Barris è incapace di amare.

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