Cinema News — 04 giugno 2013

Regia e Sceneggiatura di Tetsuja Nakashima

Paese: Giappone

Durata: 106’

Voto: 9

Presentato tre anni fa al Far East Film Festival e candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 2011, Confessions arriva finalmente anche nelle sale italiane, sebbene non in molte.

In risposta al codice penale giapponese che tutela i minori considerandoli non criminalmente responsabili, la professoressa Moriguchi decide di trovare una via alternativa per vendicarsi dei due studenti che hanno ucciso, apparentemente per noia, la sua unica figlia.

Durante il suo discorso di commiato, Moriguchi svelerà alla classe l’identità dei due assassini e rivelerà loro di aver inserito sangue contaminato dall’AIDS nei cartoncini di latte che hanno appena bevuto, infettandoli.

A partire da questo momento, la pellicola è montata in un costante crescendo e secondo un moto a spirale scandito da colori cupi e metallici e dai racconti in prima persona di cinque personaggi, in cui i flashback aggiungono di volta in volta un pezzo e una prospettiva diversa alla storia. Omicidi, ricordi, follia, colpi di scena cresceranno davanti allo spettatore, percosso e allo stesso tempo cullato da una regia e una fotografia di straordinaria efficacia e dalle forti suggestioni, anche musicali. Dopo il pugno allo stomaco datoci dal latte contaminato, non possiamo che rimanere in attesa dei colpi successivi che il regista sferrerà senza filtri e moralismi fino alla spettacolare e visionaria sequenza finale.

Come già Shion Sono aveva inscenato in Suicide Club e Kinji Fukasaku in Battle Royale, il substrato sociale entro cui si muovono i due omicidi è quello di un Giappone in cui la deriva adolescenziale senza freni ha annichilito ogni valore, in cui gli adolescenti portano in scena il loro più grave disagio: l’essere ossessionati da se stessi, volendo sopra a ogni cosa attirare l’attenzione di genitori assenti e lascare il proprio segno nel mondo, svincolati da una morale che nessuno ha insegnato loro.

Come l’orologio con le lancette che vanno a ritroso inventato da uno dei protagonisti, il film a ogni racconto, a ogni confessione, fa un passo indietro, perché è solo da distante che possiamo cogliere l’insieme di un complesso disegno e, al suono di qualcosa d’importante che sparisce per sempre, cercare una risposta alle domande: quale valore ha la vita? Ammesso che ne possieda uno, ogni vita ha egual valore?


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