Archivio film Eventi News — 20 gennaio 2016

Il film narra la storia di un ragazzo del riformatorio, Adonis Johnson, che decide di seguire le orme del suo defunto padre Apollo Creed. Nonostante un buon posto di lavoro ed una bella vita, il giovane decide di seguire le orme del padre e diventare un pugile. Chi lo aiuterà in questa impresa sarà ovviamente l’amico/avversario di suo padre, Rocky Balboa.

Il film di Ryan Coogler emerge come uno spin-off di Rocky, l’ennesimo film sullo Stallone Italiano, ma è solo guardandolo che ci si accorge che questo film è ben di più.
Capita spesso nel cinema moderno che si parli di prequel, sequel, remake e della mancanza di coraggio di Hollywood nel tirare fuori nuove storie, ma capita di rado che questi possano stupire e che riescano a farci provare di nuovo quelle vecchie emozioni che avevamo forse dimenticato.
Creed è come il suo protagonista: giovane, forte, arrabbiato con il mondo e con tanta voglia di divertirci, ma anche figlio di un passato lontano, di un passato che ha fatto storia e che pesa gravemente sulle sue spalle, così come Adonis è figlio di Apollo, così la pellicola è figlia di un pezzo di storia del cinema.
Il ragazzo, dapprima, rifiuta di farsi conoscere come erede di Creed, poi accetta la sua eredità, accetta le sue radici e prendendo coscienza di se stesso migliora, diventa più forte e praticamente imbattibile. La stessa cosa la fa il film con un inizio un po’ stentato, il tutto migliora quando in scena torna Rocky, e con lui tutta quell’aria vecchio stile che i suoi lungometraggi ci regalavano.
E così abbiamo un corpo giovane come quello di Michael B. Jordan, un fascio di nervi e cattiveria dalle grandi potenzialità, ma che raggiunge la perfetta forma tecnica solo grazie all’aiuto del vecchio campione, una Stallone in grande spolvero.
Creed non è l’ennesima storia su Rocky Balboa, gli “allunga” la vita, ne asseconda il mito e lo spinge oltre i propri limiti, introducendo il figlio illegittimo del suo vecchio avversario Apollo. Rocky la chiamerà “la sua famiglia” ed infatti è ciò che vediamo sullo schermo, una vecchia storia che si incrocia, insegna e cede il passo ad una nuova. Il film di Coogler è soprattutto questo, un film nuovo, ma con un’aria familiare. Un figlio che celebra il padre, che lo festeggia, che lo aiuta a fare i gradini. Rocky prima aiuta Adonis a diventare un pugile, e poi il giovane aiuta il vecchio a trascinarsi ormai malato e stanco su per la scalinata che conduce al Museum of Art di Philadelphia. Non è uno scambio di favori, è affetto. Quell’affetto che tutti gli appassionati della vecchia serie proveranno nel vedere Creed. Certi film non basta vederli, bisogna sentirli propri, coccolarli e apprezzarli, proprio come succedeva con i primi capitoli di Rocky.
L’ottima regia di Coogler rende giustizia ai match dell’universo Balboa e così, vecchia e nuova tecnica si fondono per rendere al meglio l’eterna storia di amore tra il cinema ed il pugilato, ricordandoci che questa volta non si tratta solo di, di forza e di tenacia, ma che si tratta anche di un rapporto padre/figlio come quello che lega Rocky al suo giovane discepolo, nel quale rivede il vecchio amico ed avversario Apollo Creed. Infine la resurrezione dell’iconico Rocky ha fruttato stavolta a Stallone il Golden Globe come miglior attore non protagonista.

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