Archivio film Cinema News — 21 gennaio 2014

Titolo: Dallas Buyers Club
Regia: Jean-Marc Vallèe
Soggetto: Craig Borten, Melisa Wallack
Sceneggiatura: Craig Borten, Melisa Wallack
Cast: Matthew McConaughey, Jennifer Garner, Jared Leto, Steve Zahn, Dallas Roberts, Michael O’Neil, Denis O’Hare, Griffin Dunne
Fotografia: Yves Belanger
Montaggio: Martin Pensa, Jean-Marc Vallèe
Scenografia: Jhon Paino
Musiche: Danny Elfma
Produzione: Robbie Brenner, Rachel Winter
Nazionalità: USA
Anno:2014
Durata: 117 min

 

Siamo nel 1986, e il Texas è uno stato tradizionalista e becero, quello fatto di cowboy da rodeo, di stivaletti a punta, cappelli e bevute: insomma, l’ambiente nazionalista e razzista dice già molto della mentalità degli americani che lì vivono.  È quindi a Dallas che si svolge il dramma di Ron Woodroof (Matthew McConaughey) a cui viene diagnosticato il virus dell’HIV. Sentitosi abbandonato dal servizio sanitario, egli intraprenderà un percorso che lo porterà a diventare – da misero elettricista sbandato – un uomo d’affari nell’importazione di cure e, soprattutto, un idealista pronto a combattere per i malati di AIDS come lui.

Ci troviamo di fronte a un film commovente, emozionante e straziante. Assistiamo alla disperazione di un uomo “vero” (bigotto, omofobo, sprezzante, scommettitore, alcolista, che fa della cocaina e delle prostitute l’unico divertimento), il quale si ritrova ad essere affetto da una malattia che, all’epoca, si riteneva  appartenere solo al mondo omosessuale (è di pochi anni prima l’annuncio del celeberrimo attore Rock Hutson che sconvolse le masse): un dio che precipita dal suo olimpo; ad una notizia del genere, ti cade il mondo addosso. Il percorso per la tornare a galla è impervio, quasi impraticabile. I giorni sono contati e cure non ce ne sono. L’ignoranza porta immediatamente ad allontanare ciò che non si conosce e che spaventa: infamato dalla malattia degli invertiti ed esiliato dalla paura dilagante, il protagonista si ritrova subito solo ad affrontare il suo dramma. È quasi impossibile non sentire un groppo alla gola mentre la storia scorre davanti ai nostri occhi, anche solo per l’immedesimazione nel personaggio: e se fosse successo a me?

La recitazione di Metthew è ammirevole: non solo la trasformazione fisica è stata radicale (quasi ai limiti del malsano), ma ci dimostra il vero spessore di quest’attore. Entra perfettamente nel personaggio, facendo emergere completamente il malessere, la disperazione e la rabbia di quest’uomo. Un’altra menzione particolare va a Jared Leto per la sua interpretazione di Rayon, un transessuale nella stessa situazione di Ron e che lo affiancherà nella sua battaglia contro l’autorità e le case farmaceutiche, facendogli anche superare la sua radicata omofobia. Non a caso, in attesa del verdetto dell’Academy, sono stati entrambi premiati come miglior attor (protagonista e non) ai SAG, i premi del sindacato americano degli attori. Ovviamente, la riuscita di questo film va anche alla regia del canadese Vellée e, soprattutto, alla lineare sceneggiatura (non originale: il personaggio è esistito davvero) di questa storia. L’ambientazione fa la sua parte con l’estrema cura nella scelta dei particolari di abbigliamento, scenici e musicali.

Non si può che rimanere colpiti da quest’opera: per le emozioni che trasmette e per una storia che fa riflettere, che trasmette forza e coraggio nell’affrontare i problemi, che mostra come il cambiamento può avvenire a qualsiasi età e che aiuta a mostrare alcuni valori della vita. Un po’ sul filone di Philadelphia, la pellicola si concentra sulle difficoltà dei malati di AIDS, che si sono sempre ritrovati isolati e maltrattati dalla comunità; si differenzia tuttavia per un clima molto più cupo che propende per un finale tragico. Sicuramente, Dallas Buyers Club non lascerà Los Angeles senza qualche statuetta.


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