Cinema News — 08 luglio 2014

Titolo originale: David and Lisa
Regia: Frank Perry
Sceneggiatura: Eleanor Perry
Soggetto: dal libro omonimo di Theodore Isaac Rubin
Fotografia: Leonard Hirschfield
Montaggio: Irving Oshman
Scenografia: Paul M. Heller
Costumi: Anna Hill Johnstone
Musiche: Mark Lawrence
Cast: Keir Dullea, Janet Margolin, Howard Da Silva, Neva Patterson, Clifton James, Richard McMurray
Produzione: Lisa and David Company, Vision Associates Productions
Nazionalità: Usa
Anno: 1962
Durata: 95 minuti

 

Tratto dal libro omonimo dello psichiatra e scrittore Theodore Isaac Rubin, David e Lisa è il primo lungometraggio dell’americano Frank Perry. Sceneggiato dalla moglie del regista, Eleanor Perry, il film fu realizzato con un budget esiguo ma ottenne subito un buon successo di pubblico e critica, come dimostrano le due nomination all’Oscar (per regia e sceneggiatura) e il premio ricevuto alla Mostra del cinema di Venezia come migliore opera prima.

Girato in un elegante bianco e nero, il film racconta l’amicizia e l’amore tra David e Lisa, due ragazzi ospiti di una clinica psichiatrica: lui appare lucido e consapevole, tuttavia è tormentato da un disturbo ossessivo-compulsivo e oppresso da una incontrollabile paura della morte; lei soffre di schizofrenia, e per tenere a bada il lato oscuro del proprio io (a cui ha dato il nome di Muriel) si costringe a parlare in rima. Come un mantra salvifico, le sue filastrocche sembrano infatti tenere lontana quella parte di sé da cui teme di essere dominata.

Il processo di avvicinamento tra i protagonisti – precario, lento, delicato – viene raccontato con tatto e  discrezione. Senza voler indagare sulle cause e i retroscena della follia e della sofferenza – se non attraverso l’acuta, quasi inquietante descrizione della madre di David – il film inquadra la vicenda dei due ragazzi da un punto di vista più che altro emotivo e romantico, individuando nell’amore e nella fiducia l’unica via d’uscita possibile dalla dimensione di perenne angoscia e isolamento in cui la malattia mentale getta chi ne soffre.

Sebbene per certi versi il racconto si riveli prevedibile nel suo sviluppo, tanto l’ambientazione quanto la riflessione – anche sociale – sulla condizione di “diversità” vissuta dai protagonisti, risultano efficaci e convincenti. David and Lisa mette in scena la follia nella normalità, senza che la rappresentazione appaia distorta o alterata dalla fascinazione per questo universo enigmatico e complesso. I protagonisti sono infatti, anzitutto, un ragazzo e una ragazza, che si tendono la mano l’un l’altro cercando una fiducia e un affetto che forse, prima che si incontrassero, sono stati loro negati.

Nonostante qualche cedimento al romanticismo, nel complesso l’opera prima di Perry è senza dubbio un film meritevole, di cui restano impresse nella mente molte cose: l’inquietudine sottile che percorre – e che abita – i luoghi descritti (ovvero la clinica), le segrete, sottese dinamiche familiari che lasciano intravedere abissi di ipocrisie e delusioni (i genitori di David), la freschezza e l’innocenza dei giovani protagonisti che loro malgrado si dibattono di fronte a un doppio nemico: il mondo fuori, e soprattutto il tormento che portano dentro se stessi. Ancora, alla riuscita descrizione dei personaggi contribuisce in maniera determinante la presenza di due giovani attori dai volti già espressivi ed eloquenti: quello dolce di Janet Margolin – qui neppure ventenne – lo ritroveremo accanto all’esilarante Woody Allen di Prendi i soldi e scappa, mentre il protagonista maschile Keir Dullea sarà l’indimenticato astronauta David Bowman nel capolavoro kubrickiano 2001: Odissea nello spazio.

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