Archivio film Cinema Eventi News — 27 giugno 2016

52ª  MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA DI PESARO presenta DEPOSIZIONE IN DUE ATTI di Carlo Michele Schirinzi

sezione . Satellite / Visioni per il cinema futuro venerdì 8 luglio ore 17:30 Teatro Sperimentale / Sala Pasolini

Soggetto, regia, direttore della fotografia, operatore, filtri, montaggio, missaggio, color correction: Carlo Michele Schirinzi

Musica originale: Stefano Urkuma De Santis

Produzione: Kama soc. coop. a.r.l. / In-Cul.Tu.Re / MIUR

Produzione esecutiva: Gabriele Russo

Ricerche storico-artistiche: progetto In-Cul.Tu.Re Luoghi: Chiesa di Santo Stefano, Soleto (Le); ex Molino Coratelli & Imparato, Corigliano d’Otranto (Le)

Post produzione audio: Marco Saitta DCP: Andrea Facchini

Organizzazione generale: Sofia Giammaruco, Gabriele Russo

Grafica: Alberto Giammaruco

Lingua: italiano

Sottotitoli: inglese

Paese e anno: Italia 2014

Durata: 15’00” Aspect ratio: 16/9

Colore: colore Suono: surround 5.1

Formato originale: HD pal Formato di proiezione: DCP, DVD, file, Blu-ray © 2014 Kama/In-Cul.Tu.Re/MIUR/Carlo Michele Schirinzi

Sinossi

Grano vergine come prologo a due atti squarciati dalle parole di Artaud. Remoti visi si sfaldano dalle pareti della quattrocentesca Chiesa di Santo Stefano a Soleto mentre la violenza deborda dall’inquadratura, le loro palpebre spalancano l’intimità dell’ex molino Coratelli & Imparato di Corigliano d’Otranto con una soggettiva che annacqua le forme appiattendole in una preziosa sindone: un paesaggio perduto in una camera oscura dove l’occhio si eclissa tra vene ed arterie d’un corpo impossibilitato alla riesumazione.

Note di regia

Con “Deposizione in due atti” continua l’indagine sui luoghi abbandonati dalle civiltà, intaccati dalla Storia passata che ora tentano inutilmente d’aggrapparsi alla vita, come eroi morenti sospesi in uno stato di perenne attesa. I visi cicatrizzati degli affreschi, distanti e consapevoli, scandagliano gli spazi del molino costringendo l’occhio all’estenuante visione delle superfici malate, carezzandole prima di violarle nel fondo delle loro arterie: lo stupro di tali luoghi è, nel mio fare, una patologia assidua, snaturata del suo concetto (perché “ripetizione è differenza senza concetto” – Deleuze). Non il racconto della bellezza ancor meno quello della bruttezza: si prova a snidare l’armonia covata dal marcio. Ogni inquadratura è impossessarsi dell’impronta, è porre un’aureola alla dignità di questi luoghi/corpi che seducono con l’intimità di Vermeer e il caos di Rauschenberg, la stratificazione di Kiefer e la crudeltà di Bacon…e la merda assume valore cromatico necessario in queste tele abbandonate.

…non ero morto né distrutto, ma nel corpo da qualche parte

Antonin Artaud

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