Cinema News — 08 dicembre 2012

Gus è un anziano scout che scova i campioni del baseball,ma ora la sua esistenza è più che mai problematica: Mickey è la figlia avvocato con cui rivitalizzare un rapporto logoro, Johnny un giovane rivale da coltivare,mentre incombe la possibilità di un mancato rinnovo del suo contratto.

Abbandonate le deleterie e ferree regole del far cinema secondo il suo stile classico e riflessivo, Eastwood nuovamente attore dopo Gran Torino, ha inventato una trasfigurazione narrativa . Di nuovo in gioco apparentemente è una vacanza dai temi forti che hanno contraddistinto le sue ultime opere da regista e infatti si è affidato a Lorenz, un regista, che gli ha fatto da aiuto in varie occasioni come I ponti di Madison County ad esempio.Un ‘esperienza che ci ricorda quelle di Buddy Van Horne e Richard Tuggle. Quando passare per un regista personale e autoriale, diventa un peso difficile da sostenere, non basta più a confrontarsi con i classici del cinema americano come gli amati Hawks e Wellman , ma bisogna diventare qualcos’altro di diverso rispetto al registi archetipici. Ecco allora Clint realizzare la parabola di un eroe fuori tempo massimo. Un attore perfetto per la martirizzazione, come testimonia la perdita progressiva della vista, basata sull’età. E Clint picchia veramente duro come i suoi battitori, nonostante il finale apparentemente riconciliatore.

La progressione spirituale di questo dinosauro dello sport è solo un pretesto per assestare qualche duro colpo al rampantismo sportivo, alle istituzioni e alle dinamiche interpersonali all’interno del gioco di squadra nello sport come nella vita. Sullo schermo il regista mette in scena un uomo incrollabile come le sue certezze, una figlia incapace di instaurare una relazione sia sentimentale che affettiva duratura in quanto votata alla carriera, un giovane collega scout entusiasta e un po’ ingenuo, allontanandoli brutalmente, quando tentano di comprendersi a vicenda. Ma la scena clou e più diabolica arriva quando il mitico Clint minaccia di morte in un bar un corteggiatore della figlia, dopo averlo attaccato al muro con la consueta grinta. Con questa sequenza Lorenz descrive l’apoteosi della crisi affettiva, raffigurandola come una vera e propria dittatura travestita, utilizzando una cattiveria raggelante. Il momento più alto del lungometraggio, fra le prove migliori dell’Eastwood attore. Un film che amplifica i pregiudizi della comunità sportiva verso la saggezza senile, moltiplica i punti di vista sul ruolo degli anziani nella società e rallenta l’agonia del protagonista. Il prologo lasciava presagire certo di più, sgambettando fra inquietudine latente e la fascinazione per l’ambientazione. Dietro lo spettro dell’uomo che ha fatto il suo tempo e non sa usare il computer per fare i calcoli con excel, preferendo i vecchi sistemi, c’è lo scontro poco gratificante fra generazioni: l’una quella di Gus,votata al sacrificio sportivo ed esistenziale, l’altra quella di Mickey, alla comprensione per una totalizzante tensione di cambiamento. Ma le contrapposizioni caratteriali stancano e rischiano il già visto. Perchè parliamoci chiaro: il punto di forza della macchina Eastwood non sono mai state le ombre dogmatiche quanto il gioco dell’ambiguità, che viene giusto portata alla ribalta sul banco degli imputati, quando viene monumentalizzato. La trama è una ragnatela di nodi irrisolti , stavolta non ci sono buoni o cattivi, ma solo una messinscena plumbea, mai celebrativa del baseball e crudamente icastica, che mette a dura a prova il le congetture dello spettatore su questo sport.

Fabio Zanello

Voto: 7,5

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