Cinema News — 15 febbraio 2013

Stati Uniti, 2013

Regia: John Moore

Cast: Bruce Willis, Jai Courtney, Sebastian Koch, Yuliya Snigir, Radivoje Bukvic, Cole Hauser, Mary Elizabeth Winstead, Sergei Kolesnikov

Durata: 97’

 

Era il 1988 quando John McTiernan, forte del successo internazionale di “Predator”, portava nei cinema “Trappola di cristallo”, primo capitolo di quella che sarebbe diventata una saga di grande successo destinata a lanciare nel firmamento delle star di Hollywood l’action-man Bruce Willis.

Ora sono passati 25 anni e “Die Hard” arriva al quinto capitolo in forma smagliante, malgrado il protagonista John McClaine sia vicino ai 60 e dopo 20 minuti si mostri puntualmente, come da tradizione, tutto impolverato e insanguinato. Ma si sa, gli eroi del cinema d’azione sono “duri a morire”… per fortuna! E già, perché “Die Hard” è una di quelle saghe con cui è molto facile entrare in grande empatia, in 25 anni si ha il tempo di crescerci assieme e l’annuncio di un nuovo film è sempre un po’ come ritrovare un vecchio amico che vive fuori città. Poi si tratta di una di quelle poche saghe che incredibilmente non ha veri punti bassi, rimanendo sempre su livelli piuttosto buoni. Certo, bisogna partire dal presupposto che si va a vedere film d’azione fragorosa in cui la verosimiglianza va spesso a farsi benedire, ma se si cerca un buon film action americano… beh, si può sempre contare sul caro John McClane e anche “Die Hard – Un buon giorno per morire” mantiene le promesse.

Il detective John McClaine viene avvisato che suo figlio Jack è stato arrestato a Mosca con accusa di omicidio, rischiando l’ergastolo. John allora parte per la Russia, per capire cosa sia successo a suo figlio e con la speranza di instaurare con lui quel dialogo che purtroppo non c’è mai stato per la sua negligenza. Giunto a Mosca, nei pressi del Tribunale dove suo figlio sta per essere processato, John si trova nel bel mezzo di un attacco da parte di una non ben specificata banda terroristica e, di conseguenza, all’evasione di suo figlio Jack e del prigioniero politico Komorov. McClaine aiuta suo figlio, agente delle CIA sotto copertura, e si ritrova così in mezzo a una guerra tra servizi segreti americani e terroristi russi.

Con un rapido incipit che non si perde in chiacchiere e non si dilunga nella delineazione di personaggi che in parte già conosciamo, il quinto “Die Hard” ci porta subito nel mezzo dell’azione, tra inseguimenti e spettacolari tamponamenti su un noto raccordo di Mosca, tanto che dopo un quarto d’ora dall’inizio del film, la capitale russa è già mezza distrutta. È questa la filosofia di “Die Hard”: parla poco e spara tanto.

Come da tradizione, il quinto “Die Hard” porta in scena uno spettacolo d’azione esagerata, con lo spericolato eroe John McClane, dall’incredibile capacità di resistere a tutto e tutti, che deve vedersela con il criminale cattivone di turno, pur rimanendo in stretto contatto con un membro della famiglia. Se nei primi due film ad essere in pericolo era sua moglie Holly, che torna nel terzo solo come voce al telefono, nel quattro e nel cinque tocca ai figlioletti, visti di sfuggita in “Die Hard 2 – 58 minuti per morire”, spalleggiare il paparino. Ma se in “Die Hard – Vivere o morire” la figlia Lucy è la “principessa da salvare”, in “Die Hard – Un buon giorno per morire” il figlio Jack è la spalla action che da “Die Hard – Duri a morire” in poi non manca mai a John McClane. Il rapporto tra padre e figlio non viene troppo approfondito nella sceneggiatura di Skip Woods (“Hitman – L’assassino”) e ci bastano poche funzionali battute per capire che tra i due non scorre buon sangue. John è un padre assente, sempre impegnato a salvare il mondo e poco vicino alla sua famiglia, cosa che abbiamo intuito anche nei precedenti film, anche se poi sono sempre i famigliari a rappresentare l’obiettivo primario dell’eroe. Così qui John approfitta di questa situazione di difficoltà per il primo genito per avvicinarsi a lui, scoprendo che suo figlio è perfettamente uguale a lui: uno scavezzacollo che combatte contro i criminali. Tale padre, tale figlio e il duetto tra Bruce Willis e Jai Courtney (visto nella serie tv “Spartacus” e nell’action con Tom Cruise “Jack Reacher”) riesce bene, nella tradizione del “buddy movie” all’americana, fornendo una varietà di occasioni in cui far emergere il giovane McClaine come perfetto erede di suo padre.

La sostanziale novità di quello che è comunque il film più breve (“solo 97 minuti”) e più movimentato della saga, è il cambiamento di location che dagli Stati Uniti dei primi quattro film, si sposta per la prima volta all’estero, in Russia. Alla fine non cambia molto per l’identità del film, a parte qualche battutina all’inizio che mostra la difficoltà di McClane a comunicare, si procede subito con distruzione e ammazzamenti. La prima parte ricorda “Die Hard – Duri a morire” e soprattutto la seconda parte di “Die Hard – Vivere o morire” per l’azione all’esterno, strutturata come un avanzamento di livello per le strade di Mosca, poi, per il gran finale a Chernobyl, si torna agli interni, in tradizione “Trappola di cristallo”, con una serie di trovate di regia notevoli. E proprio in cabina di regia troviamo John Moore, un mestierante che fino ad oggi non ha mai colpito troppo (suoi il remake di “Il presagio” e il videoludico “Max Payne”): gusto estetico impeccabile, eleganza registica ma allo stesso tempo mancanza di personalità. Anche in “Die Hard – Un buon giorno per morire” Moore si conferma buon mestierante ma regista poco memorabile, anche se nel caso di un franchise giunto al quinto capitolo è giusto essere al servizio dell’opera.

Willis in grande forma dona per la quinta volta a uno dei suoi personaggi più riusciti molta ironia, tra l’altro per l’attore questo è un periodo particolarmente favorevole visto che compare in 2 film su 3! Appena visto in “Looper” e già pronto a tornare tra un mese con “G.I. Joe – La vendetta” e tra poco in “RED 2”.

Insomma, i fasti di “Trappola di cristallo” e “Die Hard – Duri a morire” non vengono raggiunti, ma anche questo quinto capitolo di una delle saghe action più amate è uno spettacolo assicurato: azione al cardiopalma, ironia e tanto ritmo.

John McClane è tornato, viva John McClaine!

Voto: 7

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