Archivio film Cinema Eventi News — 21 maggio 2018

In una periferia romana, Marcello, gentile e mite toelettatore di cani, apprezzato da tutti, vede uscire di prigione il suo amico Simoncino, un ex boxer dipendente dalla cocaina che presto riprende a ricattare e brutalizzare il quartiere. All’inizio Marcello, fiducioso, si lascia coinvolgere dall’amico nelle sue notti brave scivolando gradualmente senza rendersene conto in una spirale criminale. Marcello allora impara il significato del tradimento e dell’abbandono prima di pianificare una feroce vendetta.

Il quarto film di Matteo Garrone in competizione al Festival di Cannes si ispira a un fatto di cronaca, conosciuto come il “canaro della Magliana”, che sconvolse Roma verso la fine degli anni ’80. Dogman ritorna su quella pagina nera della storia romana ma non vuole ricostruire i fatti, piuttosto ne prende le distanze preferendo sondare l’animo dei bruti di periferia dimenticati dal mondo. Sui volti deformati dalla miseria esistenziale, abbrutiti dal loro grigio destino, Garrone cerca le ragioni di tanta violenza che riempie le loro vite. Oscillando continuamente tra realismo e finzione, il regista è ormai noto per contaminare i generi, travalicare i confini. Non stupisce, dunque, che dopo la fantasia debordante de Il racconto dei racconti, arrivi l’iperrealismo di Dogman che rimanda piuttosto ai suoi precedenti Gomorra (2008) e  Reality (2012). Dogman è, dunque, un dramma cupo che esplode in un’escalation di violenza alla ricerca di un riscatto finale.

Nella desolata periferia romana sul litorale laziale in cui vige la legge del più forte, Garrone cerca nelle tensioni e nelle ferite una storia quotidiana di banale degrado. Attraverso un insano rapporto di dominio e sottomissione, l’amicizia tra il gentile Marcello, interpretato da Marcello Fonte, e il brutale Simone dal volto di Edoardo Pesce (Franco in Fortunata di Sergio Castellitto, 2017) si alimenta di delinquenza, logorandosi indelebilmente. Uscito di prigione, l’ex boxer riprende il suo posto di boss incontrastato del quartiere approfittando dell’umanità dell’amico disposto a tutto pur di non tradire la sua fiducia. Eppure anche gli animi più miti possono rivelare un’imprevedibile ferocia. Garrone racconta allora il percorso di un individuo qualsiasi verso la disumanità che, dopo una vita di umiliazioni e frustrazioni, porta a una feroce vendetta come unica soluzione. Di fronte a un evento tragico che coinvolge tutti, il regista osserva “le conseguenze delle scelte che noi facciamo quotidianamente per sopravvivere, lo scarto tra ciò che noi siamo e ciò che pensiamo di essere”.

In questo mondo grigio di slot machines, droga, escort e delinquenza, la violenza subita viene restituita in altrettanta violenza. Marcello si convince, dunque, che solo nel sangue troverà il riscatto personale e collettivo. Ma inascoltato resterà il suo grido d’aiuto. Dogman fa il ritratto di un bestiario impietoso in cui probabilmente i cani riservano maggiore umanità degli esseri umani. Nella penombra del crimine, brillano soltanto l’oro da vendere e il sangue della vendetta, mentre si spengono gli occhi di Marcello, dal volto grigio come quella parte di litorale laziale su cui non sembra battere mai il sole.

Il ruolo del canaro ha fruttato a Marcello Fonte il premio come migliore attore al festival di Cannes.

 

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