Archivio film Cinema News — 23 Luglio 2020

Titolo originale: Duelles

REGIA: Olivier Masset-Depasse

ATTORI: Veerle BaetensAnne CoesensMehdi NebbouArieh WorthalterJules Lefebvres

SCENEGGIATURA: Olivier Masset-Depasse, Giordano Gederlini in collaborazione con François Verjans

SCENOGRAFIA: Anna Falguères

FOTOGRAFIA: Hichame Alaoui

MONTAGGIO: Damien Keyeux

MUSICHE: Frédéric Vercheval

PRODUZIONE: Versus production

DISTRIBUZIONE: Teodora Film

PAESE: Belgio, Francia

ANNO: 2020

DURATA: 97 min.

Nelle note di regia, Olivier Masset-Depasse scrive: “Dal momento in cui ho finito di leggere il romanzo Derrière la haine di Barbara Abel sapevo che ne avrei tratto un film. La storia aveva tutti gli ingredienti che stavo cercando: un soggetto profondamente umanistico trattato come un film di genere, una tragedia raccontata nella prospettiva di un thriller psicologico. Ho voluto spostare l’azione negli anni ’60 sia per la loro estetica fiammeggiante, capace di creare un intrigante contraltare all’azione dei protagonisti, sia per evitare una presenza troppo invadente della tecnologia. Ma avevo anche bisogno di girare un film che non fosse fortemente calato nel contemporaneo come i miei precedenti. Prima e durante le riprese ho guardato in continuazione i film di Hitchcock e Douglas Sirk, ma anche di David Lynch, tutti grandi maestri a cui abbiamo provato a ispirarci.”

E la presenza di un modello di riferimento registico anglosassone è davvero molto evidente. Di fatto, in “Doppio sospetto”, è tutto un gioco tra la dualità –tema abbastanza trattato nei thriller dei citati maestri ed espressa già nel titolo- e la dimensione del dramma familiare.

Protagoniste ne sono Alice e Céline, entrambe madri, amiche da sempre, le cui famiglie abitano le due metà di un’unica villa bifamiliare. La routine quotidiana sembra scorrere serenamente fino a che, un giorno, un tragico evento cambia per sempre il rapporto tra le due donne: Damien, figlio di Céline, è a casa di Alice in compagnia del figlio di lei, Theo, quando un incidente lo fa precipitare dalla finestra, uccidendolo sul colpo. La donna non può fare a meno di ritenere colpevole l’amica per l’evento; anche dopo l’apparente perdono, Alice sente che la tragedia ha rotto irrimediabilmente qualcosa nel loro rapporto. Nasce quindi, in Alice, un sospetto ben più inquietante e cioè che Céline stia covando un desiderio di vendetta nei suoi confronti e in quelli della sua famiglia.

Inizia a questo punto l’intreccio tra la realtà e l’immaginazione, l’odio e la paura, il perdono e il rancore: una ragnatela di rapporti che non risparmierà nemmeno le figure maschili –i mariti delle donne e il piccolo Theo- che, per tutto il film saranno però solo figure di contorno dello scontro tra le due protagoniste, vero nucleo del film.

La scenografia di Anna Falguères esplora abilmente, attraverso gli ambienti, le possibili ragioni di questa giostra psicologica (follia? Vendetta? Dolore insormontabile?) avendo sempre cura di non favorire mai un aspetto in particolare. Lo snodarsi dell’intricata vicenda è puntualmente supportato dalla musica che fa eco ai tormenti dei protagonisti.

La storia prende lo spettatore affascinandolo per la dualità tra la bruna Céline, dotata di eccezionale forza di carattere, e la bionda Alice dal fragile temperamento. La presunta o vera oscurità degli eventi che si susseguono si rispecchia in un arredamento laccato fatto di colori vibranti e sottile raffinatezza. In questo scenario glamour, degno delle commedie hollywoodiane degli anni ’60, sembra davvero difficile immaginare che queste due giovani donne così eleganti e ineccepibili padrone di casa, possano raggiungere un tale livello di perversità. 

Il regista, seminando costantemente dubbi e moltiplicando le ipotesi sulla vera personalità delle sue protagoniste, mantiene una costante ambiguità -terreno fertile di inalterabile suspence- e vince la sua scommessa di preservare il mistero fino alla fine, tra terrore ed emozione, dando vita a un inaspettato, sorprendente, finale.

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