Cinema News — 13 dicembre 2012

DRACULA 3D

Italia, 2012

Regia: Dario Argento

Cast: Marta Gastini, Tomas Kretschmann , Rutger Hauer, Asia Argento, Miriam Giovanelli

 

Settantadue anni di età, quarantadue dedicati al cinema in qualità di regista e diciannove lungometraggi e mezzo diretti. Questo è Dario Argento, amatissimo da una nutrita schiera di irriducibili fans e qualche volta bistrattato da detrattori che aspettano al varco ogni nuovo film per montare dei “casi” di denigrazione, a volte decisamente esagerati. Che il buon Argento abbia perso smalto con il passare degli anni è un dato di fatto, basterebbe guardare il suo recentissimo “Giallo” per rendersi conto che il regista di “Quattro mosche di velluto grigio” ha cominciato a zoppicare vistosamente. La Film Export Group di Roberto Di Girolamo con la collaborazione di Gianni Paolucci (produttore degli ultimi film di Bruno Mattei) e lo spagnolo Enrique Cerezo rende ad Argento l’occasione del riscatto con l’offerta di fare una nuova versione di “Dracula”, utilizzando tra l’altro la tecnologia del momento, ovvero il 3D. Dopo qualche titubanza iniziale, Argento accetta, ma quello che viene fuori non è un film di Dario Argento in piena regola, piuttosto è un film su commissione e questo si intuisce un po’ sotto tutti gli aspetti. Del Dario Argento che abbiamo amato in “Dracula” è rimasto poco o nulla, manca personalità nell’opera nel suo complesso, manca voglia di sperimentare e manca quella follia virtuosistica che perfino nel pessimo “Giallo” in un paio di scene emergeva. Il risultato è un film curato nella sua resa generale, ma anonimo e poco memorabile.

Nel paese di Passbourg ci sono regole ben precise da seguire, tra cui non vagare nei boschi quando cala la notte per non finire vittima del Conte Dracula, il crudele vampiro che tiene sotto scacco i paesani. A farne le spese è Tanya, una giovane che non obbedisce ai consigli di sua madre e preferisce andare a un appuntamento con il suo amante Milosh. Nel frattempo giunge da Londra Jonathan Harker per mettere in ordine la biblioteca del Conte, sul luogo però c’è fermento e paura per la morte di Tanya, che però Harker incontra viva e vogliosa nel castello di Dracula, dove viene presentata come nipote del Conte.

Perse le tracce di suo marito Jonathan, anche Mina giunge a Passbourg e viene ospitata a casa di Lucy, figlia del sindaco e sua vecchia amica. Ma la presenza diabolica di Dracula cattura ben presto anche l’animo di Mina.

Questa è la storia di “Dracula 3D”, sceneggiato dallo stesso Argento con Antonio Tentori e Stefano Piani. Una trama che segue nei punti chiave il romanzo di Bram Stoker per distaccarsene poi in alcune scelte fondamentali, come mettere in secondo piano il personaggio di Jonathan Harker, eliminare completamente la storia del matrimonio di Lucy e i suoi pretendenti, ambientare la vicenda solo nell’Est europeo e inventare il personaggio di Tanya, che va a sostituire le amanti del Conte. Questo seguire e tradire allo stesso tempo il materiale letterario originario ci porta alla mente le sperimentazioni narrative della Hammer, ma ci rendiamo conto ben presto che il film di Argento risulta più che altro disordinato. Il continuo cambio di personaggio principale (Harker-Mina-Van Helsing) è scelta forse mirata ad eleggere come protagonista lo stesso Dracula, solo che mancando quest’ultimo di un’adeguata caratterizzazione, si ha il risultato che allo spettatore viene a mancare un reale punto di riferimento. Ma l’assenza di una vera caratterizzazione è un difetto che affligge anche gli altri personaggi e non perché ci sia qualche errore da parte dello script, piuttosto si ha la sensazione che si dia per scontato il background di ognuno di loro, come se il film si reggesse sulle precedenti incarnazioni cinematografiche del romanzo di Stoker e dunque lo spettatore ne fosse già ampiamente a conoscenza. Si ha quasi l’impressione che dal film siano state tagliate (o non girate) sequenze che aiutano a spiegare storia e personaggi, creando dunque questo strano effetto di incompiutezza narrativa.

Allo stesso tempo, però, va riconosciuto al “Dracula” di Argento un riuscito e inedito punto di vista sul legame che lega il vampiro ai paesani che gli sono soggiogati. Tra loro esiste un patto dal quale ogni umano sembra trarre vantaggi, facendo sì che il Conte assuma quasi un aspetto di benefattore (garantisce protezione e immortalità ad alcuni) o ricattato. Argento sembra quasi parteggiare per il mostro, vittima di alcune circostanze e dell’avidità umana, che lo rendono un personaggio assimilabile al Fantasma dell’Opera del suo omonimo film.

Se da una parte abbiamo una cura piuttosto certosina per scenografie e costumi, dall’altra si nota una sorprendente e disarmante approssimazione (o incapacità) nella realizzazione degli effetti visivi. Ogni volta che entra in ballo la computer grafica il film scade irrimediabilmente nel ridicolo, con effetti grezzi e incapaci di integrarsi con la scena. La cosa che più fa rabbia è che la maggior parte di tali effetti sono del tutto gratuiti e senza i quali non sarebbe cambiato nulla (il totale sull’arrivo del treno alla stazione con evidente background in cgi, il dettaglio sul ragno, la mosca che infastidisce Harker, le scene di raccordo con il castello montato sul tramonto finto, la trasformazione da lupo a uomo, la Giovanelli scagliata via dal Conte…e potrei continuare!), anzi il film ne avrebbe giovato. Tra l’altro si passa dai sempre ottimi effetti artigianali realizzati da Sergio Stivaletti e dal suo team per le scene più cruente, a improbabili fiamme e mantidi giganti create digitalmente con effetto distacco che va a minare irrimediabilmente la presa sullo spettatore.

A differenza degli ultimi film di Argento, stavolta il cast sembra ben assemblato e capace di reggere il film. Ottima Marta Gastini (“Il Rito”, “Io & Marilyn”) nel ruolo di Mina, perfetto le fisique du role di Tomas Kretschmann (“La sindrome di Stendhal”; “Hostel: Part III”) per impersonare Dracula, così come Rutger Hauer per il ruolo di Van Helsing (peccato solo che entri in scena troppo tardi) e di un certo interesse anche Miriam Giovanelli (“Gli sfiorati”), che ha volto e fisico adatti per impersonare la conturbante Tanya. Peccato che poi ci sia Asia Argento a dare una prova recitativa davvero pessima, qui probabilmente al peggio di sempre, con toni di voce sbagliati, smorfie ridicole e sguardi persi non si sa dove.

Il 3D è senza ombra di dubbio uno dei punti forti del film, di buona qualità e utilizzato con intelligenza per creare un senso di profondità ma anche per giocare con lo spettatore quando serve.

Insomma, se da una parte abbiamo un film “dignitoso” che – effetti visivi a parte – rende giustizia ai 10 milioni di budget utilizzati, dall’altra abbiamo un’operetta su commissione portata a termine con svogliatezza e mancanza di personalità. Un compitino svolto da un alunno dotato ma ripetente che non vede l’ora che suoni la campanella e che se non lo si boccia è solo perché alla fine ci si è affezionati a lui.

Roberto Giacomelli

 

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