Cinema Eventi News — 29 Apr 2015

Titolo: Dragon Blade (Tian jiang xiong shi)
Regia: Daniel Lee
Sceneggiatura: Daniel Lee, Tony Cheung
Cast: Jackie Chan, John Cusack, Adrien Brody, Lin Peng
Fotografia: Tony Cheung
Musiche: Henry Lai
Produzione: Jackie Chan, Susanna Tsang
Nazionalità: Hong Kong /Cina
Anno: 2015
Durata: 103 minuti

 

Pubblico in delirio alla serata di apertura del Far East Film Festival 17 per la presenza in sala di Jackie Chan, per la prima volta ospite a Udine per presentare insieme al regista Daniel Lee il kolossal Dragon Blade che ha sbancato al botteghino cinese, restando in vetta alla classifica per tutto il periodo delle vacanze del Capodanno Lunare, momento clou per il lancio dei film più importanti.

Il grande divo, regista e produttore hongkonghese anche questa volta ci ha visto giusto. Per incantare il pubblico della Cina continentale, che di film storici in costume – ispirati anche a fatti reali – ne ha visti tanti, occorreva trovare qualcosa di veramente nuovo. Una storia che unisse azione, amore, battaglie spettacolari e un pizzico di esotismo. Il risultato è questo fantasy storico d’azione, che vede lo stesso Jackie Chan nei panni di Huo An, capo della Squadra di protezione della Via della Seta.

L’azione ha luogo intorno al 50 a.C. Una legione romana, capitanata da Lucio (John Cusack), fugge per mettere in salvo un bambino, il piccolo Publio, che il fratello – il console Tiberio (Adrien Brody) – vuole uccidere. Lucio e i suoi uomini giungono stremati a Porta delle Oche, una città di confine che l’Impero Cinese sta facendo ricostruire da una guarnigione multietnica, composta da mongoli, uiguri, indiani bianchi, unni. Qui si trova anche Huo An con i suoi uomini, caduto in disgrazia per il trafugamento di alcune casse di monete d’oro. Il capitano della Squadra di protezione, pur essendo un valoroso nel campo delle arti marziali, è stanco di combattere e di versare sangue. Così quando Lucio lo sfida, riesce a far cessare pacificamente il combattimento, aprendo le porte della città ai romani. Un ultimatum imperiale impone la conclusione dei lavori nell’arco di due settimane. Impresa impossibile per i cinesi, che ci riusciranno solo grazie alle mirabolanti macchine dei romani, maestri nella costruzione. Per Huo An, è il trionfo dell’amicizia e dello spirito collaborativo fra popoli diversi. Ma nubi oscure si levano all’orizzonte: i nemici di Huo An sono pronti a tradirlo per acquistare potere e il perfido Tiberio sta già marciando verso la città onirica della pace… Inutile a dirsi, spettacolari battaglie in costume vedono legioni di soldati romani, in formazione di guerra, fronteggiare cinesi, persiani, indiani, persino arabi con tanto di turbante, e unni tatuati.

Per il pubblico cinese, sicuramente la vista dei legionari romani che cantano – in inglese – i loro inni e combattono con i loro bizzarri scudi deve aver rappresentato un elemento di fascinazione. A parte Cusack e Brody, a un occhio occidentale i romani di questo film sembrano più che altro celti o galli, complice il fatto che le comparse sono state reclutate in Cina fra studenti e residenti anglosassoni. Per quanto assurdo possa sembrare, Dragon Blade parte comunque da un’evidenza storica, sottolineata negli ultimi anni da vari studiosi. Ben prima di Marco Polo, una legione romana, proveniente dall’Iran, sarebbe giunta fino al Gansu, al limitare del deserto del Gobi. Lo attesterebbero gli scavi archeologici di Liqian, che secondo uno storico cinese era il nome usato per designare l’Impero Romano. Negli ultimi anni, gli abitanti della città di Zheilaizhai, dove sorgono gli scavi, sono stati sottoposti a test genetici e fotografati: i loro lineamenti non sarebbero del tutto cinesi, qualcuno ha i capelli castani, altri i riccioli. Insomma, sarebbero i discendenti dei legionari romani rimasti in Cina e unitisi a donne locali.

È un’ipotesi affascinante, ma non esistono evidenze scientifiche sufficienti al momento. Tuttavia, per un film è un’ispirazione ghiotta, un mistero irrisolto che può accendere la fantasia e creare una sceneggiatura fantastica. Jackie Chan ha ribadito che in questa fase della sua vita vuole prendere le distanze dalla violenza che ha fatto di lui una star internazionale e veicolare un messaggio di pace. Dragon Blade è una storia di amicizia, armonia e collaborazione, sotto la saggia egida cinese. Ci riesce benissimo, regalando al pubblico quasi due ore di emozioni. Ma questo film potrebbe avere un’ulteriore chiave di lettura, per ovvi motivi non dichiarata e che lo spettatore può, se desidera, cercare di cogliere fra le righe. Dragon Blade è l’opera di una troupe hongkonghese, destinata in primis agli spettatori di Pechino. Ci leggo un richiamo alla presunta saggezza cinese dell’antichità, incarnata da An Huo, come ispirazione per la gestione dei conflitti del presente, dalle tensioni a Hong Kong a quelle con i tibetani e con gli uiguri che, forse non a caso, sono fra i protagonisti del film. Dal passato, anche se fantastico, c’è sempre da imparare

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